L’ultimo nemico che sarà sconfitto sarà l’uomo capace di dare ancora un senso alla parola “nemico”. Rei
È convinzione degli Aurei che lo sforzo di limitare a numeri fisiologici l’immigrazione irregolare non possa prescindere dall’incentivazione delle migrazioni regolari, all’interno del meccanismo delle quote italiane ed europee che è al centro di questa sezione del modulo Tyr. Ma come riuscire nell’impresa evitando di discriminare i richiedenti asilo? Come gestire l’integrazione in modo equo e solidale, regolando i flussi sulla base delle reali possibilità di inserimento sociale del Reixenos in quella che un giorno, grazie allo Ius Enso, potrà essere la sua nuova patria?
La via della Pace consensuale, che deve costituire la radice del nuovo sistema di accoglienza, si impernia su un fondamento nuovo, il patto tra il Reixenos e il Paese di destinazione: nella lingua Graalser questo patto prende il nome di Valtharos (dall’antico germanico walda “comando” e dal latino os bocca o per antonomasia parola lett. la parola di comando, nel senso del prevalere della negoziazione sulla coercizione). Lo Stato che accetta il patto Valtharos si impegna a dichiarare in modo netto che il Reixenos non costituisce né una “risorsa” da sfruttare né un pericolo per l’ordine pubblico: si tratta di una Persona portatrice di diritti, da integrare nella cultura e educare all’Etica degli eroi in vigore possibilmente in vigore nel Paese di destinazione. Il Reixenos, infatti, è titolare innanzitutto da un punto di vista etico di diritti e doveri uguali a quelli del cittadino residente; in seguito, acquisirà ulteriori diritti e doveri anche da un punto di vista civile e amministrativo, al compimento degli esami e degli studi previsti dall’applicazione dello Ius Enso. Come PRS, nell’orizzonte di lungo periodo, gli Aurei si impegnano a ridurre le cause remote dei flussi migratori, perché, come stabilito nel Volume I, il Reixenos del futuro dovrà iniziare il suo viaggio mosso esclusivamente dalla curiosità e dal desiderio di esplorare il mondo, di provarne la sua intrinseca bellezza e la sua diversità: pertanto il suo viaggio dovrà prescindere da qualsiasi costrizione materiale. In tal senso occorrerà coinvolgere tutti i portatori d’interesse o stakeholders che sono coinvolti nella definizione delle politiche migratorie: non solo Paesi di origine, Paesi custodi e Paesi di destinazione, ma anche ONG e ONLUS nate per tutelare i diritti del migrante, nonché le principali istituzioni sovranazionali. Lo sforzo di aiuto e coordinamento economico, che fino all’età contemporanea è stato saltuario, non sistematico, disorganizzato e inefficiente, dovrà essere perfezionato con l’ausilio di tutte le parti coinvolte. così da rendere i flussi migratori un fatto ordinario e controllabile, invece che un’emergenza straordinaria, soggetta a malfunzionamenti storici e crisi aggravanti temporanee.
In tal senso si propongono qui i punti programmatici e conclusivi di questa sezione del modulo Tyr:
- Introduzione di un nuovo sistema di ingresso per i Reixenos, che preveda quote nazionali uniche definite secondo legge ordinaria (e non più per decreto) calcolate su base variabile. Il progetto degli Aurei è che tali quote siano auspicabilmente iscritte in un più ampio sistema comunitario di quote d’ingresso; la competenza decisionale per la definizione di questi ultimi dovrà essere esclusiva dell’Unione Europea e nello specifico del Parlamento europeo, che deve ricoprire un luogo analogo ai Parlamenti nazionali. Le quote dovranno essere calcolate tenendo conto dei seguenti punti programmatici:
- Abolizione delle liste di Paesi sicuri e creazione di un’unica quota di ingresso europeo, valida sia per i migranti economici che per i richiedenti asilo. La ratio che sta alla base della definizione delle quote deve basarsi su un coefficiente che esprima la capacità dei 27 membri dell’Unione di offrire (con standard qualitativi idonei) i servizi atti all’integrazione dei Reixenos (primo soccorso, accoglienza secondaria, offerta di un alloggio, istruzione, abilitazione e training lavorativo etc) e soprattutto sul requisito di cui al punto b.
- Richieste dei datori di lavoro, presentabili quali dichiarazioni formali e vincolanti, che attestino la disponibilità all’assunzione di lavoratori extra-comunitari, in ragione di carenze dell’offerta di lavoro relative alle figure professionali domandate.
- Il percorso preferenziale per l’avvio dell’iter di richiesta d’asilo, da parte dei cittadini interessati di Paesi extra-europei, deve passare nell’ordine: dal consolato italiano presente presso il Paese d’origine, da quello attivo nel Paese Custode e dai nuovi CAR (Centri di assistenza per Reixenos, in inglese ACR, Assistance Centre for Reixenos[1]) extraterritoriali presente sul territorio del Paese Custode e presso il territorio della Repubblica. A riguardo, la distinzione tra migrante economico e richiedente asilo dovrà essere mantenuta solo nei casi in cui il migrante economico provenga da Paesi del Nord del mondo (sarà compilata apposita lista), abolendo peraltro alcuni sistemi nazionali basati sul punteggio da assegnare al migrante economico. Eventuali domande presentate da Reixenos economici, che siano entrati nel territorio del Paese di destinazione al di fuori dei canali consentiti, dovranno essere respinte e i Reixenos coinvolti rimpatriati.
- Presenza delle strutture abitative messe a disposizione dai Comuni e dalle Città metropolitane. Una quota fissa di tali strutture deve essere riservata in misura regolare ai lavoratori extra-comunitari. In tal senso, si prevede un ampliamento del patrimonio di edilizia popolare gestito dallo Stato.
- Calcolo annuale del tasso di crescita/decrescita della popolazione residente, soprattutto nell’ottica di ripopolamento dei piccoli comuni.
- Implementazione di un piano strategico che abbia l’obiettivo di bloccare la tratta illegale dei Reixenos organizzata dai gruppi criminali. Lo Stato italiano (con l’auspicabile e anzi necessario supporto dell’Unione) deve farsi carico integralmente degli spostamenti dei Reixenos per via diretta. L’Unione deve organizzare le operazioni di trasferimento dei Reixenos, aumentando progressivamente la capienza dei CAR e tentando di dislocarli presso aree sparse lungo il confine del Paese custode. Ciò consentirà di ridurre drasticamente gli sbarchi illegali, di ridurre i costi per le complesse attività di pattugliamento delle coste, di ridurre il tasso di incidenti legati alla concentrazione di migranti e, punto essenziale, consentirà di salvare numerosissime vite attualmente sempre soggette al rischio di naufragio durante il viaggio. Questi viaggi dovranno essere debitamente segnalati e gestiti presso i consolati degli Stati membri e i CAR, il cui personale andrà incrementato per gestire le nuove pratiche e le richieste d’ingresso. I CAR avranno come focus la rapida organizzazione del trasporto passeggeri, che sarà proposto ai Reixenos a un costo di mercato sussidiato (certamente più basso di quello richiesto dagli scafisti). Ciò significa che avranno una limitata disposizione di alloggi temporanei; i Reixenos le cui domande di viaggio saranno accettate avranno diritto, se ne faranno richiesta, a un sussidio per il vitto e l’alloggio nel Paese custode.
- Abolizione delle norme contrarie all’attività delle ONG e per il salvataggio dei migranti in mare. Lungi dal favorire la tratta, le ONG possono dare un contributo prezioso al salvataggio dei Reixenos che compiono il viaggio seguendo le rotte illegali. La loro attività di salvataggio, tuttavia, deve prescindere dall’implementazione delle leggi anti-tratta che rappresentano il cuore della riforma in oggetto.
- Tutti i Reixenos che completano il viaggio seguendo le rotte illegali potranno rientrare nelle quote di integrazione previste solo se potranno dimostrare di non essere stati in condizione di raggiungere i CAR extraterritoriali e i consolati dei Paesi di destinazione, incluso quello italiano. Qualora siano stati respinti dai CAR o dai consolati per l’esaurimento delle quote, o abbiano mancato di presentarsi pur avendo la possibilità di accedervi, i Reixenos dovranno essere rimpatriati.
- Aumento delle pene per i cd. scafisti, che, qualora catturati entro i confini territoriali dell’Unione, saranno processati in territorio europeo senza possibilità di estradizione; le nuove norme di contrasto al traffico illegale di migranti dovranno prevalere su indicazioni alternative presenti negli accordi con Paesi custodi e d’origine.
- La Repubblica (e con lei auspicabilmente l’Unione) deve impegnarsi al fine di ottenere la chiusura dei centri di detenzione illegali presenti nei Paesi custodi, proponendo come opzione esclusivamente il modello incentrato sui CAR. Il modello di accoglienza Valtharos deve preveder passaggi obbligati e sicuri per i Reixenos. La Repubblica e l’Unione devono promuovere il nuovo sistema di trasferimenti finanziando campagne di informazione apposite e incentivando l’adozione di un sistema similare anche negli altri Paesi dell’Occidente che adottano modalità di ingresso, accoglienza e integrazione alternative. Occorre dunque convincere i Reixenos ad abbandonare l’opzione dell’ingresso illegale nel territorio della Repubblica, in modo da evitare la costante presenza di una frangia di popolazione effettiva irregolare, economicamente attiva sebbene legalmente invisibile.
- La la guerra al cd. caporalato (che rientra pienamente nel quadro della NSA del modulo Themis e nella strategia di contrasto al sommerso del modulo Hera) costituisce un punto centrale del modello Valtharos. I Reixenos devono essere rassicurati del fatto che, al loro arrivo presso il Paese di destinazione (avendo a disposizione strutture integrative e sottoscritto un contratto di lavoro regolare) non vi sarà una lesione dei loro diritti inalienabili in quanto migranti, né tantomeno una scadenza del loro permesso di soggiorno. Quest’ultimo, al concludersi del contratto di lavoro sottoscritto, resterà valido purché il Reixenos si rivolga al nuovo Centro Nazionale per il Lavoro, detto anche Ergon (vedi Modulo Hera), al fine di inserirsi nelle liste di collocamento prioritarie.
- Lo Stato deve impegnarsi a gestire direttamente le politiche attive del lavoro, rappresentando il mediatore ideale tra la parte datoriale ed il Reixenos. Le imprese che si impegnano ad offrire un regolare contratto di lavoro al Reixenos (garantito dalle previsioni dei contratti collettivi di categoria) devono essere sottoposte ad ispezioni più frequenti rispetto alla normale scansione temporale dei controlli effettuati dall’Ispettorato del Lavoro (anche con due o tre ispezioni all’anno).
- Le enclave di residenza dei migranti irregolari vanno appositamente smantellate, procedendo alla riqualificazione delle aree urbane o rurali interessate. A seguito della regolarizzazione universale dei migranti presenti sul territorio, in mancanza di alloggi disponibili, la Repubblica disporrà la costruzione di abitazioni prefabbricate (sul modello degli alloggi temporanei per coloro che risultano sfollati a seguito di evento sismico).
- Cessazione della formula delle sanatorie a intermittenza dei migranti irregolari. Per incentivare l’immigrazione legale, occorre rendere più efficiente la macchina dell’accoglienza e soprattutto rendere la condizione di irregolarità nettamente più svantaggiosa della regolarità. Ciò rappresenta un traguardo affatto banale, considerati i numerosi fattori esposti nei precedenti paragrafi; tra gli altri, spicca la grande diffusione d rapporti di lavoro precario, o di rapporti di lavoro non classificati secondo la fattispecie del lavoro subordinato, che incentivano il lavoro nero e il sommerso per gli indebiti vantaggi fiscali. Idealmente, tutti i Reixenos già presenti sul territorio in modo irregolare saranno regolarizzati tota parte una sola volta. Essi potranno scegliere di recarsi presso le Prefetture per completare l’identificazione e ottenere il rilascio di regolare permesso di soggiorno. Saranno considerati irregolari qualora non presentino la richiesta di identificazione per il rilascio dei documenti entro un anno dall’avvio delle procedure di regolarizzazione. Da quel momento in poi, per qualunque nuovo arrivo, si procederà con l’adozione del modello Valtharos, seguendo indicazioni di adattamento progressivo alle disposizioni normative del sistema. Ciò riguarda anche le ispezioni e gli ordini di rimpatrio volontario o forzato. Di seguito una lista provvisoria della procedura di adattamento intermedio:
- Lo Stato, nel breve periodo che precederà l’introduzione del sistema di trasferimenti dei Reixenos gestito a livello nazionale o comunitario, deve impegnarsi per il potenziamento dei controlli doganali presso le frontiere marittime e terrestri. Ciò implica anche l’introduzione di pene di maggiore entità e controlli addizionali per i dipendenti pubblici responsabili dell’esecuzione delle pratiche istruttorie, maggiormente esposti a fenomeni di corruzione e concussione. Una maggiore moderazione nell’uso della forza per quanto concerne azioni di tutela dell’ordine pubblico deve essere altresì un cardine della nuova strategia di accoglienza.
In sintesi, più dialogo, meno violenza, maggiore velocità nell’espletamento delle istruttorie, rapporto di fiducia da costruire con il Reixenos.
- Ai fini di migliorare la capacità dello Stato di intervenire sui flussi migratori, occorrerà realizzare una banca dati digitale che contenga la cartella completa del Reixenos, inclusi i documenti prodotti, la relazione dell’istruttore sul percorso e l’esperienza degli spostamenti dal Paese d’origine al Paese custode e da quest’ultimo al Paese di destinazione o di prima destinazione. La banca dati sarà essenziale per dare rilievo statistico alle informazioni sui flussi e lo Stato dovrà tenerne conto per quanto attiene la definizione delle quote di ingresso nazionali.
- I migranti irregolari destinatari di ordine di espulsione forzata, ossia, secondo la casistica analizzata, Reixenos entrati illegalmente nel territorio della Repubblica alla scadenza del periodo dell’ultima regolarizzazione generale (identificati presumibilmente dalle forze di pubblica sicurezza), nonché coloro che sottoscrivono l’accordo di rimpatrio volontario, devono essere sottoposti a detenzione amministrativa temporanea nei centri chiamati, in lingua Graalser, Veren.[2]
- I Veren devono essere distribuiti in modo uniforme sul territorio, preferibilmente localizzati presso comuni di piccola e media grandezza e devono fungere da ricovero del Reixenos lavoratore. Senza dubbio è necessario abbandonare il sistema coercitivo utilizzato fin ora, cercando di porre il Reixenos che sarà rimpatriato nelle condizioni di sostentare se stesso, quantomeno nel periodo che precede il rimpatrio stesso. Anche il migrante ospitato temporaneamente nei Veren ha diritto di accedere al regime speciale Reixenos (di cui al punto più in basso). Deve poter lavorare ed essere regolarmente stipendiato, ha diritto a contattare datori di lavoro nel Paese d’origine nel periodo che precede il suo rimpatrio.
- Gli alloggi dei Veren devono essere ispirati ai criteri costruttivi dell’edilizia pubblica, realizzati per ospitare piuttosto che per incarcerare. La loro gestione deve essere pubblica e ciascun centro deve disporre di un dirigente distaccato, sul modello delle case circondariali, sotto l’autorità del Ministero degli Esteri.
- I minori non accompagnati e non identificabili, in via preliminare e prima della pronuncia dell’autorità giudiziaria, devono essere condotti presso case-famiglia preventivamente preparate e non nei CAR. Le spese per il loro mantenimento devono essere integralmente a carico allo Stato. Nel caso il minore non accompagnato si dichiari orfano (o comunque non sia possibile accertare la presenza di genitori e parenti sul suolo italiano), devono immediatamente essere predisposte le procedure di adozione previste.
- Lo status di Reixenos deve essere normato e sostituirsi, nel rispetto dei regolamenti e delle direttive comunitarie, a quello di migrante irregolare. Il Reixenos, che sia richiedente asilo proveniente da Paese cd. sicuro o migrante economico non autorizzato all’espatrio, purché non sia segnalato come pericoloso per l’ordine pubblico, deve avere la possibilità di fornire prestazioni lavorative stipendiate e stipulare contratti, previsti dal particolare status giuridico (regime speciale Reixenos, RSR) cui ha diritto per tutto il periodo di permanenza sul territorio della Repubblica.
- La commissione di qualsiasi genere di reato civile, penale o amministrativo da parte del Reixenos che si trovi nelle more della richiesta d’asilo o ospite dei Veren (accertato da sentenza giudiziaria di secondo grado), porta alla sospensione del RSR e alla detenzione provvisoria del reo in un regolare penitenziario, in attesa delle procedure priritarie di rimpatrio nel Paese d’origine.
La domanda d’asilo decadrà in automatico e non potrà essere ripresentata per i successivi 10 anni.
- Il RSR deve essere concesso all’ingresso del Reixenos nel territorio dello Stato. Il RSR, tuttavia, non è concedibile a chi non si sottopone a schedatura e controllo documentale.
- Il Reixenos deve ricevere una dotazione economica di partenza una tantum (che sarà quantificata da apposita legge ordinaria) per la copertura delle spese di prima necessità, valida per il primo anno di soggiorno effettivo riconosciuto, anche nelle more della richiesta d’asilo.
- Inoltre, ha diritto a lezioni di lingua e di educazione civica (anche serali, in mancanza di impiego lavorativo) a carico dello Stato, nell’ottica della rapida frequentazione dei corsi propedeutici al sostenimento degli esami per l’ottenimento dello Ius Enso
- All’esaurimento delle quote di ingresso stabilite da legge ordinaria, che vedono come soggetti interessati tanto i migranti economici ammissibili quanto i richiedenti asilo, deve scattare il piano di ripartizione dei Reixenos secondo il principio delle quote di accoglienza europee. In assenza di tali quote, i Reixenos in eccesso presenti sul territorio della Repubblica copriranno anticipatamente le quote di ingresso degli anni successivi, che risulteranno bloccati per quanto concerne i flussi migratori legali.
- I CAR extraterritoriali dovranno sospendere i calendari delle partenze dei migranti dal Paese custode in attesa dell’esito della domanda d’ingresso sospesa., garantendo però un rifugio sicuro ai Reixenos accolti, I centri non accoglieranno più Reixenos fino allo sblocco delle quote. I Reixenos ospitati nei CAR potranno lasciarli senza alcuna limitazione alla notifica della sospensione delle partenze per esaurimento delle quote, ma dovranno ripetere le procedure di richiesta d’asilo in caso di ritorno presso il CAR.
- Le sedi del consolato della Repubblica nei Paesi d’origine dei Reixenos effettueranno campagne di sensibilizzazione incentivando lo spostamento legale dei migranti e informeranno tempestivamente gli interessati della riapertura degli accessi in relazione alla definizione delle nuove quote periodiche.
- L’Italia deve impegnarsi a livello internazionale per il contrasto al traffico di Reixenos gestito dalle organizzazioni criminali (vedi anche punto successivo). Il contatto tra il migrante legale e le sedi consolari deve essere facilitato, con apposito snellimento delle procedure, tramite l’adozione di specifica app virtuale e lancio di campagne di sensibilizzazione cofinanziate dai Paesi interessati dai flussi (sarà prevista uno specifico articolo all’accordo di collaborazione intergovernativo).. L’intermediazione lavorativa tra domanda e offerta sarà interamente gestita da una divisione specifica del nuovo Centro Nazionale per il Lavoro, l’Ergon.
- Come anticipato, le imprese che offrono un contratto di lavoro al Reixenos devono essere sottoposte a controlli semestrali, a cura dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che sarà potenziato ad hoc per gestire i carichi ispettivi incrementali (vedi anche modulo Hera). Inoltre, occorrerà effettuare regolari ispezioni anche nell’ambito delle cooperative per l’assistenza ai migranti, nell’ottica del perseguimento dell’obiettivo di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici destinati alla cura dei Reixenos.
- La gestione dei Veren (che sostituiscono i CPR), dei nuovi CAR (che sostituiranno li hotspot territoriali esistenti) e dei CAS (le cui funzioni saranno estese a servizi di accoglienza completi per il migrante, inclusa assistenza sociale, psicologica, medica etc.) sarà integralmente a carico dello Stato (e in seguito, auspicabilmente, del bilancio comunitario). Il Reixenos che abbia sottoscritto contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato presso un datore di lavoro sarà tenuto al pagamento di un contributo quinquennale una tantum che sarà destinato al pagamento delle spese di gestione del modello Valtharos.
- Il collegamento diretto tra i Reixenos e i Paesi di destinazione che fanno parte dell’Unione Europea (ma il novero di tali Paesi può essere allargato anche a Paesi extra-europei che costituiscono possibili mete di arrivo) dovrà essere rappresentato dai nuovi CAR allestiti presso i Paesi custodi. Queste strutture, create tramite accordi intergovernativi tra l’Unione e i Paesi custodi, dovranno essere gestite da rappresentanti UE, sottoposte a periodiche ispezioni da parte di osservatori ONU e ONLUS (assicurando la totale trasparenza delle procedure e garantendo il diritto all’ispezione non programmata). Il compito di gestire i centri sarà affidato ad una forza di sicurezza dapprima nazionale e in seguito europea (nell’ottica di una centralizzazione comunitaria delle politiche di difesa e tenendo conto della creazione di un esercito europeo). L’obiettivo principale sarà quello di smistare i Reixenos in via preliminare, a seconda delle disponibilità di ciascun Paese membro, della percentuale residua delle quote disponibili e delle richieste d’asilo inoltrate. La sovranità di queste strutture deve ricadere esclusivamente nella sfera esecutiva dell’Unione e godere di tutti i privilegi di extra-territorialità.
- I CAR dovranno costituire nodi di una più ampia rete umanitaria omnidirezionale, creata ad hoc per i Reixenos e in particolare per la protezione dei rifugiati. Idealmente, il progetto di creazione dei centri si allargherà progressivamente anche ai Paesi extra-europei che vogliano aderire al sistema delle quote di ingresso, basate sulle possibilità effettive di integrazione. Il coordinamento della rete, al momento del suo progressivo allargamento oltre l’orizzonte italiano e comunitario, dovrà essere affidato alle Nazioni Unite, con l’obiettivo di garantire i diritti primari del migrante riconosciuti dalla Convenzione internazionale Onu sulla protezione dei migranti (1990).
- Le nuove modalità di gestione dei flussi si incentreranno sul principio condiviso che la prassi dei pagamenti occulti destinati ai Paesi custodi e ai Paesi d’origine, volti al finanziamento della repressione e della detenzione dei migranti, debba essere interrotta e resa fuori legge. Non sarà più possibile pattuire l’erogazione di aiuti economici in cambio del blocco dei flussi. Poiché questo tipo di accordi sono spesso meramente informali, occorrerà approntare una più stringente modalità di revisione dei conti pubblici, per evitare il trasferimento nascosto di fondi di bilancio in attuazione degli accordi restrittivi. Ciò non deve comunque ostacolare il regolare stanziamento di investimenti diretti verso l’estero, in favore cioè dei Paesi d’origine e dei Paesi custodi (vedi punto successivo).
- L’obiettivo di fondo degli Aurei resta quello di contribuire alla creazione di economie prospere anche nelle aree dove allo stato attuale si perpetua un’inaccettabile condizione di sottosviluppo. In particolare, l’accordo di collaborazione con i Paesi custodi deve prescindere dagli aiuti economici erogabili direttamente agli esecutivi o a enti pubblici controllati dai governi. Questo significa che bisogna prevedere agevolazioni dirette per le imprese, le attività produttive, culturali, assistenziali etc. evitando quanto il più possibile l’erogazione diretta di pagamenti ai governi, in particolare quelli che presiedono Stati con tendenze illiberali e autoritarie- Ciò risponde non solo a un criterio di trasparenza, ma di contro assicurazione: è giusto che l’ambito di cooperazione economica resti distinto dal desiderio dei viaggiatori di iniziare una nuova vita nel Paese prescelto. Inoltre, bisogna perseguire la lotta alla corruzione internazionale, che causa la perdita secca dei benefici generabili dagli stanziamenti, in ragione delle distrazioni di fondi per fini personali o politici operata dalle amministrazioni coinvolte. In tal senso, come si vedrà nel modulo Hera e nel volume III, giocherà un ruolo decisivo l’abbandono del cd. Washington consensus e con esso, in relazione ai flussi migratori, la rinuncia all’importazione di un modello economico inefficiente e privo di regole, incapace di garantire tanto la crescita economica di lungo periodo quanto il rispetto dei diritti del cittadino lavoratore. Il nuovo approccio dovrà essere strutturato attorno ad una strategia di sviluppo che punti alla coltivazione e all’incentivazione delle forze autoctone, in particolare dei civili estranei a ogni forma di violenza e desiderosi di contribuire al benessere dei loro Paesi e dei loro popoli. Ciò significherà collaborare con i Paesi d’origine e custodi sia per dare attuazione a programmi di sviluppo civile eseguiti da imprese il cui assetto proprietario sia riconducibile a cittadini residenti nello Stato d’elezione, sia introducendo norme stringenti relative alle attività produttive delle società multinazionali che operano presso i territori coinvolti dai flussi. Queste ultime devono adeguarsi agli standard occidentali per quanto riguarda la normativa ambientale, la concessione di salari agganciati ai valori di mercato occidentali, le procedure sindacali e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Ciò costituirebbe un potente stimolo economico per le società dei Paesi d’origine. Lo spirito ireneo risiede nella cooperazione produttiva, non nell’assistenzialismo caritatevole che costituisce un mero palliativo per problematiche
- Nel caso di un rifiuto persistente delle autorità del Paese custode alla concessione delle autorizzazioni relative ai CAR ubicati non in area UE e alla formazione dei percorsi umanitari,l’Unione nel suo complesso dovrà valutare opzioni di intervento anche militare, per la tutela delle sue frontiere territoriali e marittime. L’intervento dovrà essere focalizzato alla distruzione dei centri di detenzione illegali e ad attività di sorveglianza delle aree che godono dei vantaggi dell’extraterritorialità. L’opzione militare, lungi dal costituire un piano di conquista dei territori, deve essere focalizzata allo smantellamento di ogni forma di sfruttamento e persecuzione che attualmente il Reixenos subisce nel Paese custode. Il comando politico interalleato delle forze europee deve essere affidato alla Commissione e al Consiglio. Nel caso di operazioni condotte dalla sola Repubblica, il processo decisionale prevedrà il coordinamento tra la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio di Ministri; ogni operazione dovrà essere autorizzata in via preventiva e prioritaria dal Parlamento; in nessun caso potrà essere richiesta in Parlamento la questione di fiducia, in modo da rafforzare la trasparenza e la legittimità del dibattito democratico.
[2] Dall’omonima parola turca traducibile come “donatore”.