L’ombra del fuoco
protegge le foglie
che danzano
nell’Aura del Vero Sole.
Masashi Kishimoto e Rei
L’Enkai degli Aurei presuppone un’analisi a 360 gradi della situazione economica del Paese che essi provano a indirizzare verso la prosperità eterna di Althyssia. Il comandamento della Fiamma presuppone infatti una lucida analisi delle principali criticità del dato Paese, sebbene in un’ottica internazionalista. Gli Aurei cioè mirano a realizzare e consolidare traiettorie di sviluppo condivise, dove a tutti i livelli (personale, familiare, sociale, nazionale e globale) si beneficia, anche se in misura diversa, del prodotto del lavoro e della buona organizzazione ed efficienza dei settori economici che offrono ai consumatori beni e servizi in ragione dei loro bisogni, espliciti o impliciti che siano.
Come prima parte del modulo Hera, afferente al piano per il rilancio economico-industriale della Repubblica italiana, si è dunque scelto di trattare di un argomento cruciale ai fini dell’incremento della dotazione liquida in capo allo Stato per l’avvio di politiche di risanamento economico e di rivitalizzazione territoriale essenziali per eliminare gli ostacoli di natura economica al benessere e soprattutto alla felicità dei cittadini. L’Enkai, come è stato esposto nel volume I, si basa sul principio di assoluta dedizione all’Aedes, al bene superiore che è il faro dell’agenetica e spinge gli Aurei a convogliare le loro energie, le loro competenze e la loro Volontà verso l’obiettivo finale della pacificazione mondiale. Quest’ultima non potrà essere realizzata fintanto che le barriere costituite dalle enormi disuguaglianze che dividono le classi sociali non saranno eliminate e i cittadini riuniti nelle due macroclassi politico-cetuali che sono Vergathos e Vethor, poste su un piano di perfetto equilibrio, e in particolare per quanto riguarda i diritti e doveri connessi alle differenti disponibilità patrimoniali a disposizione dei singoli membri di ciascuna di esse. Con il passare del tempo e il diffondersi del Consenso dell’Enkai o della Prima Fiamma, possente e giovane sistema di compensazione economica che torreggia sui vecchi schemi ideologici e sull’attuale modello capitalista e ultraliberista globale, è convinzione degli Aurei che anche la divisione tra anti-popolo e oltre-popolo inizierà a ricomporsi. È certamente vero che l’eguaglianza delle opportunità non potrà eliminare da sola gli abusi e lo strapotere dell’oltre-popolo, e nemmeno cancellare la rassegnazione, il servilismo e l’inerzia dell’anti-popolo. Ciononostante, l’Enkai resta un pilastro fondamentale del Nuovo mondo: l’agenetica economica fondata sulla tripartizione cittadini-aziende-Stato, con quest’ultimo che funge da equilibratore delle altre due parti (in difesa di quella che nel dato momento storico è maggiormente svantaggiata) è l’Actio Rei che permette la prosperità materiale, primo passo per quella spirituale e infine corale.
Ma come dovrebbe strutturarsi l’Enkai quando applicato ad un Paese come l’Italia? Quale dovrebbe essere il primo intervento del percorso critico che porterà al complessivo risanamento? A riguardo, e posto che altri interventi a costo zero saranno realizzati in parallelo, gli Aurei ritengono che il rafforzamento della solidità economico-patrimoniale dello Stato centrale sia un punto insindacabile del percorso di riequilibrio della Triplice Forza (o Triforza), che muove l’agglomerato sociale della civiltà umana in un dato territorio e in un certo momento storico. Lo Stato Solmos, fondato sull’insegnamento dell’Etica e concepito come attore che direziona l’Agenos
(o lo spirito del popolo, vedi Volume I) verso l’Aedes, il Bene superiore che interessa la collettività, non dispone semplicemente della possibilità di intervenire in campo economico in relazione al rapporto tra costi e benefici di un’iniziativa. Lo Stato solidale ha invece il dovere di intervenire a tutto campo nella società del suo tempo, che lungi da essere un fattore esogeno si pone in realtà in rapporto di mutua assistenza e reciprocità con il primo. Per ottemperare a questa ineludibile esigenza di assistenza, mediazione e riequilibrio, lo Stato ha bisogno di essere solido, da un punto di vista patrimoniale e di disponibilità liquide con le quali finanziare i capitoli di spesa di sua pertinenza e attuare una concreta agenetica industriale. Ciò comporta diverse conseguenze di notevole importanza. In primis, il Solmos deve essere amministrato secondo principi di prudenza, ragionevole qualità ed efficienza: esso deve offrire ai suoi cittadini un certo numero di servizi (si pensi solo al comparto della sanità, alla scuola o alle infrastrutture) la cui qualità deve essere allineata ai migliori standard offerti dal mercato e deve farlo rispettando parametri di costo molto rigorosi, per evitare sprechi ed inefficienze. In ogni caso, l’apparato del Solmos deve essere accuratamente difeso dal malcostume del clientelismo, dalla burocrazia difensiva e dalle ingerenze dei pubblici ufficiali infedeli, che, compiendo reati amministrativi come l’abuso d’ufficio o il traffico d’influenze, cagionano un grave danno sia alla velocità del flusso operativo sia alla dotazione monetaria in capo ai singoli enti (a livello centrale e locale).