“La Pace di Althissya dovrà sempre essere difesa. La Vera Pace si indebolisce perché nuove Anime discendono il fiume dell’Eterno e nuovi universi vengono a coesistere sulla Terra dell’Universo 0. Il nuovo contrasta con il vecchio e i tempi alimentano lo scontro dei flussi vitali. Ma sei i maturi ricorderanno la Pax del Sole d’oro e non abbandoneranno i giovani, Althissya prospererà e continuerà a svilupparsi, intersecandosi con il gran lago di Imago.
Gavanna, l’eroina della fiamma sacra e prima ancella di Reiwyn, protegge i pellegrini della Verità e custodisce i cancelli della città sacra. Il suo secondo nome è Coessenza.
Rei, lo Zero reale
Al fine di ridurre l’ammontare annuo del tax gap, è convinzione degli Aurei che sia necessario iniziare un serio percorso di graduale riduzione dell’uso di denaro contante. Tale riduzione è propedeutica alla successiva abolizione della circolazione dello stesso. Il sistema adottato dalle Banche centrali che afferiscono ai principali mercati internazionali resterà immutato, nel senso che i cambi continueranno ad essere mobili e le riserve auree continueranno ad essere detenute. Ma il contante, come strumento di pagamento fungibile e tangibile delle prestazioni, sarà sostituito al 100% dalla moneta elettronica.
Il percorso di passaggio diretto alla moneta virtuale deve prevedere un buon numero di paletti, garanzie e agevolazioni, mentre la normativa deve essere più aggressiva nel reprimere comportamenti che portano all’occultamento, al blocco o alla sospensione artificiosa dei sistemi di pagamento elettronico. In generale, va sanzionato il rifiuto del venditore di un bene o di un servizio di offrire l’alternativa del pagamento elettronico all’acquirente. Al fine di garantire il rispetto di tali norme, occorre dare l’esempio di massimo rigore per tutti i casi accertati, accompagnando tale opera di rafforzamento ed esecuzione del dettato legislativo ad una vigorosa campagna di informazione. Attraverso le scuole e i principali canali di informazione occorre dunque educare la popolazione all’uso della moneta elettronica in alternativa al contante, illustrandone i vantaggi. Come è noto, infatti, l’adozione della moneta elettronica riduce il rischio di furti, permette di tenere traccia di ogni pagamento e delle spese, rende pressoché immediata il trasferimento di somme di denaro a livello globale. Per gli esercenti, un ulteriore vantaggio è dato dal risparmio che deriva dal taglio delle spese necessarie al trasferimento delle disponibilità liquide presso una banca, di solito gestito attraverso società impegnate nel settore dei trasporti di sicurezza di valori.
Altresì, è necessario che lo Stato si impegni concretamente allo scopo di fornire alla cittadinanza (e in particolare ai cittadini meno abbienti) i mezzi e le risorse economiche per poter aprire conti correntie dunque accedere a sistemi di pagamento digitali, anche attraverso società partecipate direttamente dallo Stato in grado di fornire servizi bancari. Il sostegno pubblico in questo campo è determinante, poiché l’obiettivo degli Aurei è quello di rispondere con azioni puntuali alle obiezioni presentate da coloro che si oppongono alla diffusione maggioritaria dei mezzi di pagamento digitali. Tali obiezioni sono di seguito schematicamente riassunte:
- Il contante è accettato ovunque (anche per il richiamato problema della diffusione dei terminali di pagamento digitali);
- Di norma, il contante permette di eseguire con maggiore rapidità i pagamenti, anche se si tratta comunque di un vantaggio molto variabile e spesso di pochi secondi di differenza
- Il contante permette un maggior controllo delle spese ed ostacola gli acquisti impulsivi: non è possibile spendere di più di quanto si ha tangibilmente in portafoglio e si ha maggiore consapevolezza degli esborsi in termini di impatto della spesa sul budget vincolato a disposizione e in ultima istanza sulla ricchezza complessiva nel dato momento storico.
A fronte dei suddetti vantaggi, tuttavia, l’uso del contante presenta degli svantaggi, perlopiù ignorati dai suoi difensori, anche se ben più rilevanti da un punto di vista pratico, soprattutto dal punto di vista della sicurezza dei pagamenti. Infatti:
- Il denaro contante può essere contraffatto e arrecare così un danno allo Stato e al venditore di un bene o di un servizio;
- Il contante può essere soggetto a deterioramenti e usura, tali da non garantire la sua spendibilità o la sua sostituzione tramite specifici accorci con soggetti terzi. Inoltre, può essere facilmente smarrito e la sua restituzione è molto complessa, per le ovvie difficoltà del proprietario ad accertarne l’effettiva proprietà;
- Il contante è potenzialmente veicolo di infezioni in quanto, passando di mano in mano, accoglie diverse forme di batteri e virus trasmissibili all’uomo;
- Il contante può essere facilmente trafugato e anzi il suo trasporto in grandi quantità aumenta il rischio di furti e rapine, facendo dunque lievitare i costi per trasporti sorvegliati di valori;
- Il contante, in numerose legislazioni nazionali e specialmente in Occidente, è sottoposto a specifiche limitazioni, per quanto attiene la capacità del detentore del bene mobile di usarlo in un’unica soluzione per pagare un altro bene o un servizio che ecceda una certa soglia di valore. Ciò è dovuto alla lotta dello Stato contro il riciclaggio e contro l’evasione, poiché di solito solo attraverso scambi informali di contante è possibile per le organizzazioni malavitose allocare i guadagni illeciti senza lasciare traccia della loro effettiva provenienza;
- Il possesso di grandi quantitativi di contante (senza che ad esempio quest’ultimo sia depositato presso un conto corrente bancario) comporta una lenta erosione del valore reale delle disponibilità liquide, per via dei noti meccanismi inflattivi;
- Il contante costituisce un mezzo di pagamento anonimo e non tracciabile per la chiusura di ogni genere di transazione. Tolti i vantaggi illeciti che derivano dalla possibilità dell’evasione, non c’è modo per l’acquirente di un bene o il fruitore di un servizio (che non ottenga una fattura o comunque un documento fiscale che attesti l’esistenza dell’operazione di compravendita) di far valere i suoi diritti nei confronti del venditore.
Nel complesso, un mondo che abbia rinunciato al contante, accoglierebbe in pieno i vantaggi della moneta elettronica, di seguito schematicamente elencati:
- La moneta elettronica prevede costi di gestione più bassi (si pensi al negoziante che al termine di una settimana lavorativa deve pagare il furgone del trasporto valori per spostare fisicamente i ricavi settimanali depositati cassa presso una banca) a fronte di spese relativamente limitate necessarie all’apertura del conto collegato;
- La moneta elettronica garantisce modi diversi di chiudere il pagamento (con carta di debito o credito, con smartphone dotato di chip NFC e autenticazione in due fattori, da remoto, mediante bonifico digitale, tramite servizi di deposito che non prevedono l’apertura di un conto bancario etc.), essendo pienamente sciolta dai vincoli d’uso che gravano sul contante;
- L’adozione della moneta elettronica quale metodo unico di pagamento comporta il vantaggio di carattere monetario di impedire l’eccessiva tesaurizzazione della ricchezza: quando ad esempio i tassi d’interesse sono molto bassi o addirittura negativi, come è stato per gli Stati membri dell’Unione Europea nel periodo 2014-2020, il risparmiatore tende infatti a mantenere parte della sua ricchezza sotto forma di contante, ostacolando le politiche monetarie espansive (che prevedono un aumento del denaro in circolazione) necessarie alla risalita dei tassi verso soglie fisiologiche di rendimento;
- La moneta elettronica permette di effettuare pagamenti istantanei in favore di qualunque beneficiario che disponga di un conto corrente, a prescindere dall’effettiva distanza geografica che divide ad esempio il venditore e l’acquirente. Essa è il volano del commercio elettronico e ne ha di fatto permesso la diffusione di massa;
- La moneta elettronica garantisce piena tracciabilità dei pagamenti, la possibilità di emettere fatture elettroniche, di ottenere il rimborso per la restituzione di un bene o la compensazione per la cessione contestuale di un altro. Ciò consente anche una più facile ricostruzione delle spese annuali deducibili, poiché c’è piena accessibilità alla documentazione storica prodotta dalle operazioni economiche di vario segno che il cittadino usualmente compie nell’arco di un anno fiscale: la sintesi di tali operazioni agevola la compilazione della dichiarazione dei redditi e protegge dai rischi di contestazioni da parte dell’Erario.
I principali svantaggi della moneta elettronica, come è noto, sono collegati a fattori esogeni il cui peso, con il fenomeno di digitalizzazione di massa e di dematerializzazione di infrastrutture fisiche, si è di molto ridotto nel corso del tempo. Se si considera infatti il possesso di uno smartphone come discrimine o sbarramento all’accesso alla moneta elettronica, bisogna tenere conto che l’abbattimento dei costi e l’amplissima offerta di questa categoria di prodotto hanno permesso ad oltre la metà della popolazione mondiale di ottenerne uno. In Italia, la diffusione degli smartphone è tale che si stima vi siano più dispositivi di questa categoria che abitanti (circa 80 milioni contro una popolazione di circa 59 milioni). Senza dubbio non è impossibile immaginare un sussidio di Stato per permettere anche alla popolazione più indigente non in possesso della strumentazione elettronica che permetta di accedere ai metodi di pagamento digitali di acquistarne o procurarsene una. Lo stesso ragionamento può essere applicato all’accesso alle infrastrutture di rete. Sebbene quest’ultimo non sia strettamente necessario per effettuare pagamenti locali (cioè con tecnologia senza contatto o contactless), la connessione alla rete è indispensabile per accedere ai mercati digitali e dunque effettuare operazioni di pagamento da remoto. In questo senso, si potrebbe obiettare che neppure con il contante, salvo costose spedizioni di lettere o valigie contenenti banconote e monete, è di fatto possibile acquistare un bene o un servizio offerto da un soggetto fisicamente distante dal luogo di residenza. Tuttavia, data l’importanza di accedere alla rete anche per fini che esulano dall’uso della moneta elettronica (si pensi anche solo alla sterminata biblioteca digitale che è possibile consultare accedendo al web), lo Stato Solmos può e quindi impegnarsi per offrire un’infrastruttura aggiornata ed efficiente ed offrire abbonamenti agevolati ai cittadini più bisognosi.
Infine, i detrattori della moneta elettronica segnalano una criticità che a loro dire impatterebbe significativamente sull’affidabilità di tale mezzo di pagamento, ossia la vulnerabilità dei sistemi elettronici a frodi di vario genere, dal furto di password e credenziali di accesso a varie sofisticate tipologie di hacking e phishing alle truffe relative alla compravendita di beni e servizi inesistenti o artefatti presso i mercati digitali. Da questo punto di vista, anche tenuto conto che uno dei principali svantaggi del contante (bene mobile tangibile) è la sua vulnerabilità al furto, appare evidente che solo una rigorosa educazione all’uso responsabile dei mezzi di pagamento elettronici, accompagnata da una campagna capillare di sensibilizzazione sui rischi delle varie forme di reati digitali, potrà rassicurare i cittadini che legittimamente possono esitare dinanzi a una sostanziale rinuncia all’uso del contante.
Appare dunque chiaro, dall’analisi fornita, che solo con l’effettiva abolizione della circolazione di denaro contante sarà possibile implementare un formidabile strumento di contrasto all’evasione e al riciclaggio, tale da bloccare (anche se non arrestare del tutto) buona parte dei traffici delle organizzazioni criminali.
Ma quali sono le strategie identificate dagli Aurei (e che verranno adottate dallo Stato Solmos) per accelerare il percorso di passaggio alla moneta elettronica?
Un approccio comparativo induce allo studio del caso della Svezia, il Paese che nel mondo più si avvicina all’ideale di una società che non fa più uso di contante. In particolare, ciò che ha permesso una graduale diminuzione dell’uso del contante (oltre l’80% delle transazioni avviene tramite carta ed anche i minori pagano usando la moneta elettronica) è stata la prevalenza della legge contrattualistica sulle prescrizioni della Banca centrale di Svezia. La corona in contanti, in altre parole, può essere legalmente rifiutata come mezzo di pagamento presso un esercizio commerciale se il proprietario del negozio lo ritiene opportuno e ha provveduto a segnalarlo adeguatamente. La corona, pur avendo corso legale nel Paese, viene dunque nella prassi limitata nel suo uso attraverso un divieto che agisce sulla capacità dell’acquirente di scegliere fra diverse opzioni di pagamento. Il caso svedese, tuttavia, è piuttosto peculiare, poiché, guardando unicamente alla legislazione degli Stati membri dell’Unione Europea, la Svezia è il solo Paese dove disposizioni contrattuali prevalgono sulla normativa monetaria fissata dalla Banca nazionale di Svezia. Inoltre, l’applicazione tout court del progetto di una società senza contanti o cashless secondo la terminologia anglosassone presenta, se estesa in modo repentino, vizi evidenti di disuguaglianza sociale. E’ chiaro che i ceti meno abbienti e i cittadini con reddito basso o nullo, non avendo più accesso fisico al contante o comunque non potendo più spenderlo nella maggior parte degli esercizi commerciali (si pensi anche solo alle elemosine da destinare ai mendicanti, i quali nel progetto del Nuovo mondo dovranno essere riportati alla piena integrazione da una inaccettabile condizione di esclusione), in mancanza di un lavoro e di un conto corrente dovranno ricorrere a mezzi illeciti per procurarsi la moneta digitale.
Ma se un approccio esclusivamente di tipo legale sembra presentare difficoltà, quale deve essere dunque la soluzione di riferimento per gli Aurei che intendono costruire l’Enkai in Italia e nel resto del Nuovo mondo? Ebbene, è convinzione dei cavalieri del Sole che il sistema più efficiente per implementare la moneta elettronica sia una miscela di educazione all’uso responsabile dei mezzi di pagamento elettronici (a partire quindi dalla cinghia di trasmissione della scuola per i cittadini più giovani, per finire a lunghe e articolate campagne di sensibilizzazione che si appoggino su tutti i mezzi di comunicazione disponibili) e un giusto rigore nel punire i comportamenti di chi utilizza il contante al fine di ridurre il proprio imponibile nei confronti dell’Erario. In ogni caso persino i provvedimenti apparentemente più innocui e benefici, come gli Aurei sanno bene, devono essere sempre temprati dal Solmos per mantenere il carattere di egualitarismo e pertanto in questo senso l’intervento dello Stato teso ad avvantaggiare le parti più svantaggiate dalla transizione verso una società senza contante si renderà imprescindibile.
Si consideri dunque la prima strategia ipotizzata, basata prevalentemente sull’erudizione e sull’aggiornamento al nuovo da proporre ai cittadini. Essa è certamente di lungo periodo, sebbene il suo intervallo di realizzazione possa essere notevolmente ridotto facendo leva sui giusti stimoli nella popolazione. In particolare, proprio la diffusione di massa degli smartphone dimostra che ogni generazione può imparare a conoscere ed utilizzare (quantomeno nelle sue funzioni di base) strumenti alternativi per il compimento di operazioni che fino a pochi anni prima si svolgevano con metodi e tempi diversi. Tuttavia, l’approccio che prevede un passaggio facoltativo, a tappe in un certo senso “rivedibili” (come è prassi in Italia, Paese abituato ad aggirare disattendere anche gli impegni più stringenti), non rientra nell’orizzonte del PRS. In altre parole, il percorso di avviamento al naturale utilizzo dei sistemi elettronici quale forma di riferimento per il completamento di qualsiasi transazione monetaria deve accompagnarsi a una tabella di marcia rigorosa, che preveda limiti stringenti all’uso del contante e sanzioni più severe a chi utilizza forme di pagamento illegittime al fine di evadere il fisco.
L’orizzonte temporale deve essere di medio periodo e se possibile non eccedere i quindici anni. L’obiettivo di breve periodo è quello di ridurre di circa il 15-20% l’uso del contante in cinque anni, in modo da far alzare la percentuale attualmente registrata (che oscilla attorno al 30%) all’obiettivo del 70%, soglia che di fatto restringe notevolmente la platea di utilizzatori abituali di contante. Quest’ultimo effetto è fondamentale, perché si metteranno in contraddizione le attuali prevalenti tendenze siartiche con idee nuove, che introdurranno un primo paradosso con il paradigma precedente. Il cittadino che farà uso continuato del contante si troverà progressivamente in difficoltà e, seppure si ostinerà a restare ancorato al passato, dovrà fare i conti con un rapporto di forza invertito tra maggioranza e minoranza. Tutto ciò dovrà inevitabilmente coniugarsi con la riduzione progressiva del limite massimo di uso di contante al fine di quietanzare un pagamento, che passerà, nello schema del PRS, dai circa 5000 euro attualmente in vigore ad un massimo di 500 euro. È la sìarte, ma rovesciata per adempiere gli scopi agenetici, secondo la dialettica del Terminus.
Come anticipato, lo Stato Solmos metterà a disposizione di qualunque cittadino i mezzi essenziali per l’accesso alla moneta elettronica. Di base, poiché la consuetudine legale non prevede l’invio di valige di contanti (che andrebbero poi convertiti in valuta straniera in area extra-UE) per saldare un pagamento, il sussidio dello Stato dovrebbe riguardare la sola copertura dei costi di accensione e di mantenimento di conti correnti bancari (che dovranno essere però collegati ad aziende partecipate o ad enti di diritto pubblico) a interessi positivi. La platea di beneficiari dovrebbe estendersi ad ogni famiglia con ISEE inferiore ai 20.000 euro (previ controlli per assicurarsi che la valutazione della situazione economico-patrimoniale dei nuclei familiari non sia stata illegittimamente modificata ai fini di accedere al sussidio). Sussidi di tipo differente devono invece estendersi agli esercizi commerciali, sostenendo in misura proporzionale alle spese le commissioni bancarie pagate al fine di perfezionare la data transazione (andando ad esempio ad aumentare ulteriormente i tagli alle commissioni bancarie sui piccoli pagamenti). Altresì, si renderà necessario, dato l’obbligo di dotazione di sistemi Point of Sale (POS) del 2014 recentemente rafforzato dalle sanzioni introdotte da decreto 30 giugno 2022 n.132, agevolare il noleggio di POS di proprietà di terzi e soprattutto incentivare con apposite detrazioni fiscali l’uso dei POS digitali alternativi, come le applicazioni per smartphone collegate a conti bancari digitali e in grado di accogliere le transazioni anche con carta grazie a dispositivi ed applicazioni ad hoc.
Quanto fin qui esposto deve procedere di pari passo con l’introduzione di norme di contrasto all’evasione ben più severe e rigide che in passato. Innanzitutto, è necessario porre maggiormente attenzione alle sanzioni di tipo penale per quanto riguarda il reato di evasione. Il percorso ideale dovrebbe naturalmente distinguere gli incensurati che sono stati segnalati dall’Erario come inadempienti per la prima volta e i recidivi, che spesso risultano nullatenenti e nascondono le loro operazioni al Fisco proprio grazie al pagamento in contanti e all’uso spregiudicato delle sanatorie offerte dai numerosi condoni fiscali introdotti dai governi, per recuperare nel breve periodo una parte dei crediti perduti, barattando la legalità per la restituzione del denaro pubblico sottratto. Come già accennato in precedenza, già solo la ferma posizione dello Stato (da sancire a livello costituzionale) alla rinuncia a qualunque forma di condono futuro, e allo smantellamento degli effetti di quelli in vigore, andrà a restringere il campo d’azione degli inadempienti. Parallelamente, è convinzione degli Aurei che si debba far comprendere la gravità del reato di evasione al cittadino che sottrae denaro alla cassa pubblica, condannandolo ad eseguire lavori socialmente utili nella sua città, a prescindere dalla quota di denaro sottratta all’Erario, dal reddito dichiarato e dal patrimonio effettivo. L’uso più diffuso dei lavori socialmente utili come pena rieducativa (e che non deve trasformarsi mai in pubblica umiliazione del detenuto) rientra nella riforma del sistema carcerario esposta in Themis. Altresì, al fine di evitare la coabitazione di coloro che commettono reati amministrativi con detenuti condannati ad esempio per reati di violenza contro la persona sarà opportuna allestire penitenziari dedicati ai detenuti condannati esclusivamente per reati amministrativi o contro il patrimonio. Tale separazione deve essere improntata ad una sostanziale eguaglianza di trattamento tra i due gruppi, semmai distinta sulla base dei differenti percorsi di recupero, motivati dalla diversità dei reati commessi.
Il cammino di Gavanna prevede anche l’introduzione di un meccanismo di detrazioni fiscali limitato a specifici settori che, temporaneamente, per piccoli importi e con l’ausilio delle banche dati a disposizione (l’incrocio dei vari archivi risulterà fondamentale), possa far emergere le transazioni in nero facendo leva sulla logica del cd. contrasto di interessi.
In questo senso si inserisce anche il cd. ammortamento rapido degli investimenti, misura da calibrare per accelerare la messa a regime degli investimenti. Le imprese potranno ottenere vantaggi fiscali a condizione di chiudere gli investimenti senza abusare del meccanismo delle rimodulazioni, in modo da sopprimere l’incentivo a nascondere parte dei costi per evitare di aumentare l’imponibile fiscale.
Più in generale, l’approccio che l’Erario deve mantenere nei confronti degli evasori deve essere improntato a restringere lo spazio di manovra di coloro che dispongono di ingenti patrimoni in contanti (o patrimoni riciclati e piazzati su conti esteri). In questo senso, limitare l’accesso al credito per gli evasori, aumentare i benefit pubblici disponibili a disposizione dei lavoratori dipendenti e restringere a minimi di legge in specifici settori l’utilizzo dei contanti come mezzo di pagamento (al fine, ad esempio, di perfezionare la compravendita e quindi il rapporto sinallagmatico) rientra nel novero delle strategie che lo Stato Solmos deve riservarsi di adottare per rientrare in possesso di ciò che è suo e che andrà ad usare per aiutare la cittadinanza a far fronte ai bisogni del Welfare State. Inoltre, è fondamentale che lo Stato Solmos raffini i meccanismi di determinazione delle spese dei singoli contribuenti. Allo stato attuale, ancora non è stato del tutto completato l’auspicato incrocio delle banche dati dei vari enti interessati (si pensi all’Inps per i redditi da lavoro dichiarati o ai registri automobilistici e navali per identificare l’acquisto di veicoli) e ciò produce difficoltà nell’aggredire patrimoni costruiti dagli evasori, che formalmente risultano nullatenenti o in ogni caso molto poveri e che purtuttavia possiedono formalmente veicoli di lusso, abitazioni, imbarcazioni, gioielli di valore e così via. In tal senso, si inserisce la proposta Aurea di allargare la fattispecie della cd. confisca di sproporzione e della confisca allargata, che si basano su controlli non direttamente riferibili ad accertamenti tributari, quanto ad approfondimenti suppletivi sulla capacità del proprietario di dimostrare il suo diritto sui beni posseduti (si va ad indagare sulle procedure di acquisto, sui documenti in possesso del proprietario etc.). La confisca di sproporzione, che deve avere anche valenza penale nella misura in cui si ecceda un certo limite di ricchezza non dimostrabile attraverso i dovuti accertamenti, è uno strumento formidabile nelle mani del Solmos, il quale può utilizzarlo per colpire evasori e prestanome, in modo da indurli a far emergere le transazioni illecite che hanno portato all’acquisto del tale bene, poi trasferito a terzi.
Il PRS intende dunque realizzare il progetto della piena trasparenza, che si compone sia della circolazione interna alle strutture dello Stato delle notizie fornite dalle terze parti sulle prestazioni aventi rilevanza tributaria, sia all’analisi incrociata delle stesse da effettuarsi anche con l’apporto e l’esperienza delle forze dell’ordine. Queste ultime sono parte integrante del Transizione Tidale, poiché il loro ruolo crescerà al crescere delle richieste di accertamenti e compensazioni risarcitorie (come le lettere di conformità elaborate dall’Agenzia delle Entrate). Corpi come la Guardia di Finanza o nuclei operativi come la Polizia postale dovranno dunque essere potenziati, programmando nuove assunzioni (soprattutto di analisti di dati) nonché l’acquisto di tecnologia e strumentazione utile al compito di individuazione degli evasori (si pensi al ruolo che può giocare in quest’ambito l’IA per quanto riguarda la profilazione del contribuente infedele) e percorsi di formazione di alto livello da garantire ai dipendenti già in forza nell’organico. L’eliminazione del segreto bancario può e deve essere uno strumento per la lotta all’evasione. Parallelamente, occorre ridurre la pratica di assumere consulenti esterni quali esperti delle dinamiche d’evasione (riportando tali competenze nel solco dell’amministrazione ordinaria), mentre sarà necessario vietare in modo tassativo al dipendente che lascia le forze dell’ordine (ma anche enti terzi, come l’Agenzia delle Entrate o il Ministero dell’Economia) di prestare consulenza tributaria a soggetti privati.
Per quanto riguarda le consulenze effettive sul tema del contrasto all’evasione, esse devono accogliere esperti di nazionalità europea ed extra-europea di politiche tributarie, che saranno organizzati e inquadrati in una specifica Commissione consultiva allo scopo di predisporre nuovi piani di contrasto all’evasione. Gli esperti da inquadrare in tale commissione dovrebbero essere magistrati contabili, commercialisti, professori di diritto tributario, ufficiali della Guardia di Finanza esperti nel contrasto tra cittadino e Stato in ambito fiscale etc. La richiamata Commissione, che prenderà il nome di Unità 01, dovrà anche emettere specifici pareri sulla razionalizzazione degli enti pubblici dedicati alla riscossione delle imposte e agli accertamenti fiscali (si ipotizza ad esempio l’accorpamento di Sogei, che gestisce le banche dati fiscali, direttamente in capo all’Agenzia delle Entrate).
Il governo con la riforma fiscale ha il potere di cambiare questa situazione sebbene il percorso appaia particolarmente complesso. Il riordino delle tax expenditure è un lavoro di estrema precisione, visto che le agevolazioni fiscali, vanno ad incidere (in modo positivo) sulla bolletta dei vari contribuenti. È sicuramente necessario diminuirne il numero e trasformarne alcune, come suggerisce lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio, in bonus ad hoc di durata definita e rinnovabili solo attraverso interventi legislativi se le circostanze ne richiedessero la necessità. Il nodo cruciale, e dunque particolare attenzione dovrà essere posta, per il capitolo agevolazioni fiscali sanitarie, che rappresentano da sole quasi i due terzi del totale della spesa detraibile (65%) e che sono però fondamentali per la cura degli italiani.
Ma la definitiva abolizione del contante passa anche e soprattutto attraverso l’adozione di una valuta digitale che, data la natura unionale dell’euro, deve essere garantita direttamente dalla Banca Centrale Europea, ossia mediante l’implementazione delle cd. CBDCs (Central Bank Digital currencies) Al momento, infatti, ciò che si è ipotizzato è il passaggio alla moneta elettronica che si regge sul sistema di trasferimenti di istituti di credito privati: nel caso dell’UE, la BCE regola i flussi di pagamento e garantisce i trasferimenti demandandone la gestione delle piattaforma (si pensi a SWIFT – si pensi a SWIFT – Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, ovvero la rete globale e la società cooperativa che facilita lo scambio sicuro di messaggi e istruzioni di pagamento tra le banche e le istituzioni finanziarie di tutto il mondo, standardizzando i trasferimenti internazionali e utilizzando codici specifici ( per identificare univocamente ogni banca). Con l’implementazione del CMU (cfr. parte XII) bisognerà procedere di pari passo con l’introduzione della valuta digitale europea garantita direttamente dalla Banca Centrale, al fine di garantire a) la piena dipendenza dell’unione monetaria da sistemi di pagamento alternativi (stablecoins, valute crypto basate su blockchain) e b) il crescere dell’economia speculativa e dei rischi connessi all’evasione, all’elusione e al riciclaggio. In realtà, l’accesso universale a una CBDCs alternativa ai token privati (ma esente da rischi speculativi e stabile) è sicuramente uno dei punti di forza dell’unione monetaria, che offrirebbe al cittadino italiano l’accesso universale a una valuta stabile, gratuita andando ulteriormente a depotenziare le obiezioni dei difensori del contante (difficoltà o reticenza ad accendere conti di deposito da parte della popolazione, costi di trasferimento elevati, rischi legati alla possibile insolvenza bancaria e alle modalità di salvataggio mediante bail-in ecc.).
Quali sono le azioni di persuasione-negoziazione che lo Stato Solmos italiano può adottare per influenzare o velocizzare l’adozione diretta della valuta digitale garantita dalla Banca Centrale? Per capirlo, occorre chiarire quali sono gli ostacoli che impediscono allo stato attuale l’immediata implementazione della cbdcs. In primis, le esitazioni e l’ostilità di una parte dell’establishment bancario (quantomeno a livello europeo). Il rischio maggiore per gli istituti di credito è che l’emissione di una valuta digitale europea pubblica porti a una riduzione della liquidità disponibile presso i propri conti di deposito, danneggiando o ostacolando fortemente l’accesso delle imprese al credito. Durante una crisi recessiva, inoltre, molti correntisti potrebbero vedere con favore la trasformazione della loro liquidità depositata presso gli istituti di credito in valuta digitale garantita, accelerando la fuga di liquidità dalle casse bancarie. Sono stati espressi anche altri dubbi: ad esempio le banche centrali che emettono CBDCs potrebbero attuare azioni di politica monetaria (es. l’abbassamento dei tassi di interesse in un periodo di crescita inflattiva) prelevando liquidità direttamente dai depositi in valuta digitale. Inoltre, la presenza di una valuta digitale pone rischi reputazionali per la banca centrale, che otterrebbe un maggior grado di controllo sulle transazioni effettuate dai cittadini, anche solo ai fini del rispetto della normativa internazionale di antiriciclaggio. La politica di emettere moneta direttamente in capo ai cittadini considerati quali agenti economici diretti (cd. helicopter money) comporta in un certo senso la confusione (presso un opinione pubblica scarsamente informata) della politica fiscale con la politica monetaria, in quanto obiettivi monetari vengono realizzati attraverso un prelievo diretto assimilabile a una tassazione. Di norma l’abbassamento dei tassi d’interesse si ottiene rilasciando le riserve bancarie depositate come passività presso l’eurosistema o agendo sulla riduzione del quantitative easing -l’acquisto da parte della BCE di titoli di stato – al fine di ridurre l’interesse al quale le banche prendono a prestito denaro dalla banca centrale stessa). Poi vi sono rischi connessi alla cyber-sicurezza e in generale i costi necessari alla diffusione della CBCDs come strumento di pagamento (uno studio BCE li stima attorno ai 4 miliardi di euro) sicuro e affidabile come i moderni sistemi di chiusura delle posizioni bancarie.
In sintesi, Gli ostacoli principali all’adozione dell’euro digitale includono la mancanza di una legislazione chiara, la necessità di definire un consenso tra le istituzioni finanziarie, la sfida tecnica del pagamento offline, la gestione della privacy e frodi (AML/CFT), la competizione con le stablecoin private, i costi ancora da stimare, la scarsa informazione pubblica e la necessità di garantire l’inclusione digitale.
Se questi sono i costi, i benefici attesi dall’introduzione dell’euro digitale sarebbero maggiore autonomia e sovranità dei circuiti di pagamento europei, con conseguente riduzione della dipendenza da operatori extra-Ue (Visa, Mastercard, PayPal, Apple Pay ecc.); più elevati standard di sicurezza e stabilità, poiché l’euro digitale sarebbe emesso direttamente dalla Bce e quindi privo di rischio d’insolvenza; maggiore efficienza e minori costi nei pagamenti, grazie all’assenza di intermediari; maggiore inclusione finanziaria, consentendo l’utilizzo anche a chi non possiede un conto bancario, tramite un’applicazione pubblica o carte prepagate, con possibilità di pagamenti offline anche in assenza di connessione o in situazioni di emergenza; miglior supporto alla politica monetaria, offrendo alla Bce dati in tempo reale e nuovi canali diretti per attuare misure come trasferimenti mirati o tassi negativi; complementarità con il contante, che comporta costi elevati di stampa, trasporto e gestione; migliore tracciabilità e contrasto a evasione e riciclaggio, pur garantendo elevati livelli di privacy.
In sintesi, l’euro digitale può diventare un efficace sostituto del contante e, in parte, dei pagamenti effettuati tramite moneta bancaria (per esempio, carte e bonifici). Tuttavia, ciò varrà soprattutto per i consumatori privati, non per imprese e investitori istituzionali, data la limitata soglia di detenzione prevista presso la Bce.