“Quando vedo un bambino, appare davanti a me la proiezione del suo futuro. La prima, perfettamente definita, è quella voluta dalla sìarte per lui. La seconda, cerea e confusa, è la manifestazione di una Libertà ancora impura perchè priva di Etica.
La terza mi abbaglia, mi esalta e mi commuove perché è un frammento di apogeo del Sole d’oro: qualunque sia l’esito finale dell’intreccio delle scelte, l’Imperatore dell’Anima, l’unico e il solo Adulto compiuto, si staglia orgoglioso e mi porge la sua mano”.
Rei, lo Zero Reale
Il vecchio mondo è sopravvissuto per secoli non applicando con rigore le sue leggi informali, come qualcuno potrebbe credere, ma totalmente abbandonato alla sìarte e vittima dei suoi moti e dei suoi riflussi, rigurgiti di sciatteria e trascuratezza. Lo dimostra l’iniqua e vergognosa allocazione della ricchezza: le risorse sono distribuite in modo disomogeneo e casuale, non ci sono meccanismi correttivi alla crescita del capitale, lo Stato tende a depotenziare o comunque a non adeguare le sue strutture per far fronte ai bisogni della collettività. In Italia ciò si traduce con settori totalmente abbandonati a se stessi come quello della Giustizia. I capitoli di spesa da dedicarvi sono costantemente in deficit. Tutti i membri del corpo giudiziario sono uniti nel denunciare ogni anno le gravi carenze di personale specializzato, di amministrativi (cancellieri e segretari degli uffici giudiziari su tutti), di membri della polizia penitenziaria e naturalmente degli stessi magistrati, le cui note carenze di organico non riescono ad essere colmate per il tramite dei concorsi annuali per l’ingresso in magistratura.
Tenuto conto delle necessarie modifiche alla geografia degli uffici giudiziari, è necessario quantificare il totale di scoperture dell’organico rispetto alle pendenze complessive che i tribunali debbono smaltire e il quantitativo ottimale di personale richiesto per chiudere in tempi ragionevoli le relative istruttorie. Partendo dagli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Giustizia, si calcola che in Italia le carenze di organico (relativamente quindi al solo personale amministrativo) siano pari al 22%. In valori assoluti, mancano dunque circa 9.739 operatori su 43.468, che rappresenta il totale complessivo della dotazione organica al 31.12.2022[1]. A livello regionale, e con l’eccezione della regione Trentino Alto-Adige che ha una sua contabilità interna, i casi di carenze più gravi sarebbero proprio quelli relativi alle regioni più popolose e che dunque statisticamente presentano il maggior numero di contenziosi dichiarati (Lombardia, Campania e Lazio su tutte le altre). Inoltre, esiste anche un problema oggettivo di inefficiente allocazione delle risorse rispetto al carico di lavoro effettivo: così alcuni uffici giudiziari si trovano largamente al di sotto della soglia di piena efficienza, in ragione di carenze di personale che arrivano a sfiorare il 40% delle unità stimate[2].
Se si volesse colmare la carenza di organico con appositi maxiconcorsi per i principali ruoli indicati (direttore, funzionario, assistente e operatore giudiziario, funzionario e assistente tecnico, funzionario contabile, assistente informatico etc.), una stima dei costi per funzione (che diventerebbero fissi, perché andrebbero rifinanziati anno per anno nell’ottica dell’incremento complessivo del personale giudiziario) si aggirerebbe attorno ai 450 milioni di euro in più all’anno, quantomeno basandosi sul dato medio del triennio 2015-2017[3]e rapportandolo al numero di amministrativi necessari a portare la struttura degli uffici giudiziari a pieno regime. Una somma che nelle intenzioni degli Aurei costituisce un investimento per il futuro del Paese. La Giustizia infatti è in tutto e per tutto associabile ad un’infrastruttura e come tale deve essere potenziata per far fronte alle pendenze e rassicurare con tempi certi per la risoluzione delle liti gli investitori. Inserita nel quadro generale del modulo Themis, l’aumento del personale degli amministrativi non produrrà un aggravio del numero di liti in funzione della maggiore flessibilità ed efficienza degli uffici giudiziari, ma porterà a una normalizzazione di quella che per molti anni è stata una situazione emergenziale taciuta e oscurata in ogni modo.
Un discorso simile si può applicare, con le dovute modifiche, al fabbisogno di personale che riguarda la pianta organica dei giudici di merito e dei pubblici ministeio. Secondo l’Evaluation Report 2022 elaborato dalla Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) il sistema giudiziario italiano si colloca, per quanto riguarda il rapporto tra giudici e popolazione, nella parte più bassa di una classifica formata da 44 paesi europei e 3 stati osservatori. L’Italia presenta dunque un valore di 11,8 giudici ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media degli stati del Consiglio d’Europa individuata in 17,6 giudici ogni 100.000 abitanti. Rispetto ad un organico massimo di 10.633 risorse previsto dal piano dei fabbisogni (che identifica la pianta organica ideale per l’espletamento delle pendenze accumulate) risulterebbero mancare circa 1.650 magistrati: l’organico complessivo dei giudici sarebbe quindi carente per un equivalente percentuale del 15,54% rispetto alla condizione di piena copertura del fabbisogno totale calcolato dal Ministero della Giustizia[4]. Anche nel caso dei membri del corpo giudiziario dislocati a livello locale si verificano evidenti squilibri, perché esistono aree (in particolare nelle regioni del Centro-Nord) dove le scoperture sono più acute, arrivando ad ammontare anche al 30% dell’organico complessivo. Il problema è poi acuito dal copioso numero di magistrati fuori ruolo e dal numero di pensionamenti (che sono stati influenzati, oltre che per l’elevata età media degli appartenenti alla magistratura, dalla riforma della soglia dell’età pensionabile dei magistrati, passata da 75 a 70 anni). I vuoti di organico producono effetti distorsivi notevoli, impattando sulla gestione dei trasferimenti e sulla quantità delle sedi libere messe a concorso. A causa della lunga durata dei tirocini e soprattutto delle modeste performance rilevate nei concorsi di selezione da parte dei candidati (il numero di idonei è sempre più basso del numero di posti disponibili), il ricambio tra lavoratori del settore è negativo e questo genera una costante emorragia di personale che blocca il lavoro delle procure.La cattiva prassi piega la corretta teoria: si è diffuso così un sistema in teoria temporaneo ma nella realtà permanente basato su supplenze, assegnazioni e applicazioni di magistrati dei vari uffici, spostati per coprire le mancanze generalizzate del personale piuttosto che in attuazione di una corretta mobilità orizzontale. Riprendendo lo stesso metodo di calcolo empirico per la determinazione della spesa addizionale a copertura del costo di assunzione in pianta stabile dei magistrati mancanti, si provvederà a stanziare circa 316 milioni di euro addizionali, da rifinanziare ogni anno.
Inoltre, nell’ottica di una generale riduzione dei costi del personale armonizzata con l’esigenza di correggere questa evidente e cronica disfunzione, è convinzione degli Aurei che si debba agire incisivamente sul piano di una rigorosa revisione dei capitoli di spesa coinvolti. Dati i lunghi tempi necessari al reclutamento e alla preparazione funzionale di nuovi magistrati attraverso il tirocinio, occorrerà indire bandi di concorso straordinari per rimpinguare con nuove dotazioni di personale le piante organiche carenti. Questo approccio dovrà essere armonizzato con la riforma della geografia giudiziaria al fine di porre termine alle gravi difficoltà in cui versano le sedi attualmente più disagiate, identificate per tempo. Inoltre, sarà necessari indire nuovi bandi di concorso annuali addizionali per far fronte al pensionamento del personale attualmente in ruolo. Su quest’ultimo tema, inoltre, è necessario apportare una correzione importante. Posto che non è da escludere un innalzamento dell’età pensionabile dei magistrati di ruolo con il limite massimo dei 72 anni, è necessario sfruttare in modo più efficiente il magistrato in pensione, soprattutto al fine di ridurre al minimo fisiologico il novero dei magistrati cd. fuori ruolo. Questi ultimi, ossia membri del corpo giudiziario che accettano incarichi come consulenti, presidenti di commissione, valutatori, tecnici di nomina politica etc. in forza delle loro avanzate competenze ed esperienza nelle materie giuridiche, non possono essere per legge più di 200 rispetto al totale dei magistrati attivi sul territorio nazionale. Ma nel momento in cui il corpo giudiziario soffre di così grave carenze, immettere in ruolo circa il 2% del totale del personale attualmente inattivo potrebbe risultare molto utile. Inoltre, andrebbe ad interrompere, o se si vuole a eliminare alla radice, il discutibile processo di avvicinamento tra politica e magistratura che avviene proprio attraverso la nomina di tecnici ed esperti da parte dello Stato centrale e delle amministrazioni locali. In quest’ottica, sarebbe dunque più opportuno assegnare gli incarichi di consulenza tecnica a magistrati in pensione (e che quindi non potranno tornare ad esercitare la professione al compimento dell’incarico di consulenza), così da ripristinare una corretta allocazione del personale per decenni mai davvero conseguita.
[1] Si veda a riguardo, https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/piao_2022_2024_fabbisogni_personale.pdf
[2] Si consideri, https://www.magistraturademocratica.it/articolo/i-numeri-dell-in-giustizia-vuoti-di-organico-e-responsabilita-della politica#:~:text=Da%20lungo%20tempo%2C%20ormai%2C%20gli,di%20ben%201.529%20posti%20vacanti.
[3] Si consideri https://www.questionegiustizia.it/articolo/quanto-costa-la-giustizia-i-tribunali-italiani-tra-efficacia-ed-efficienza_17-02-2020.php
[4] https://www.ilsole24ore.com/art/giustizia-mancano-1652-magistrati-ecco-dove-si-registrano-maggiori-carenze-AFzEMzS