“Un cuore spezzato può essere curato solo dall’abbraccio di una Persona. Chiunque apra il suo Santuario a chi soffre è un Santo della Pace e un cavaliere del Sole.”
Rei, lo Zero Reale
La tattica endogena Mera prevede il rafforzamento dello Stato dall’interno. L’approccio è quindi fondato sull’eliminazione dei fattori di spreco che ostacolano il fluire regolare della sua azione di controllo, di riparazione e di innovazione. La collaborazione delle strutture esistenti (ministeri, enti locali, agenzie parastatali, società partecipate etc.) sarà essenziale per attuare una revisione rigorosa delle procedure operative interne e dei parametri di spesa. Si renderà necessario implementare un sistema di controlli incrociati rapido e allo stesso tempo profondo, in grado di identificare abusi e illeciti e di stroncare sul nascere la nascita di reti clientelari e di sistemi tesi ad esempio all’assegnazione fraudolenta degli appalti pubblici o all’appropriazione indebita dei contributi pubblici.
In questo senso, uniformare le procedure e i criteri di spesa (tenendo conto delle specificità, ma senza modificare la logica di fondo delle riforme) diventerà uno sforzo costante del Solmos, che farà della costante autovalutazione un tratto imprescindibile della sua esistenza. La bontà della burocrazia del Solmos, necessaria all’organizzazione delle istanze pervenute e al loro successivo espletamento, si misurerà sulla base delle effettive risorse e fonti finanziarie a disposizione nel dato periodo temporale, e soprattutto in rapporto alla soddisfazione dei cittadini circa l’erogazione dei molti servizi di pertinenza dello Stato. La dizione di uso comune spending review, ossia revisione della spesa, rimanda unicamente al concetto di giusto e prudente utilizzo delle risorse a disposizione per l’approvvigionamento dei soggetti di diritto pubblico. La grande riforma del Solmos, invece, è tesa non solo alla definizione di criteri che permettano la “buona” spesa pubblica, ma anche al perfezionamento dei corretti parametri che assicurino l’equità di trattamento tra territori diversi e il mantenimento di livelli elevati (non semplicemente adagiati sul minimo qualitativo di riferimento) delle prestazioni.
Per raggiungere l’uniformità, tuttavia, sarà necessario adeguare i parametri delle centrali di spesa dei singoli enti a criteri comuni. La riforma dell’approvvigionamento delle centrali di spesa pubbliche del 2016. Ad esempio, già solo la fissazione di un obbligo legislativo che preveda l’introduzione di massimi e minimi tabellari ad hoc validi per tutte le amministrazioni locali, per quanto riguarda le spese di fornitura, le consulenze, le prestazioni di servizi, le indennità e gli emolumenti etc.
Ora, considerando l’utilizzo di criteri di determinazione del prezzo per le forniture pubbliche diversi dai riferimenti non obbligatori attualmente in vigore, l’adozione di un parametro come quello dell’elasticità del prezzo potrebbe avere effetti senza dubbio positivi in termini di risparmio di risorse pubbliche. In uno studio del dicembre 2023[1], è stato calcolato un vantaggio possibile del 17% in termini di costo (rapportato alle forniture di strumentazioni mediche) ripristinando la possibilità per gli acquirenti (ossia gli enti pubblici) di negoziare il prezzo di acquisto sulla base di informazioni aggiornabili di anno in anno circa le spese ottimali sostenuti da altri acquirenti operanti nello stesso settore per l’acquisto di partite di beni similari e in quantità sufficienti a determinare un significativo risparmio dei costi (anche attraverso sconti, abbuoni, accordi commerciali di lungo periodo etc.). La fase di ottimizzazione deve poi prevedere specifici standard qualitativi di livello ottimale (e quindi non minimi) che devono essere garantiti obbligatoriamente, di modo da trasformare i cd. LEP (livelli essenziali di prestazioni) negli SOP (“Sistemi ottimali di prestazioni”, in codice “Sons of the Patriots”).
Ciò riconduce la discussione generale anche alle modalità di assegnazione degli appalti e alle modifiche necessarie per il corretto funzionamento delle stazioni appaltanti. Il Codice degli appalti (D.lgs 36/2023) deve essere riformato nel senso di ripristinare le gare di appalto anche per contratti di fornitura sottosoglia. Controlli rigorosi devono essere implementati per evitare il surrettizio frazionamento dei progetti di investimento al fine di evitare l’apertura delle gare standard, che prevede trasparenza nelle selezioni e parità di trattamento dei soggetti partecipanti. In questo senso, si renderà necessario abolire la disposizione legislativa che prevede, a seconda delle varie tipologie di prestazioni richieste, l’affido diretto, basato cioè sull’autonoma valutazione del funzionario pubblico, delle gare (nell’intervallo 50.000 – 150.000 euro). La soglia massima oltre la quale si rende obbligatoria l’apertura della gara pubblica dovrebbe idealmente oscillare tra i 30.000 e i 40.000 euro. Ciò per rispondere a due esigenze: risparmiare denaro pubblico (perché la gara, se istituita attraverso bandi correttamente formulati, aiuterà a selezionare soggetti particolarmente virtuosi) e circoscrivere il perimetro di possibili tentativi di corruzione o di circuizione del pubblico ufficiale. Ciò si inserisce peraltro pienamente nel solco della riforma sul conflitto d’interessi più estensivamente trattata nel modulo Demos.
Il Codice degli appalti deve essere altresì riformato mediante la cancellazione dei dispositivi di legge che prevedono la consultazione di un novero ristretto di imprese – dalle 5 alle 10 – per quanto riguarda l’assegnazione di appalti il cui importo complessivo è al di sotto della soglia dei 5,3 milioni di euro. In questo contesto si inserisce anche il rafforzamento delle stazioni appaltanti centralizzate dotate delle competenze specializzate nel corretto esame delle proposte pervenute dagli aspiranti appaltatori. Tali stazioni, da cui sono da escludere le unioni di comuni, devono tornare a gestire le gare di appalto per importi superiori a 100.000 euro (la soglia attuale è di 500.000 euro). Va inoltre reintrodotto il divieto di aggiudicare i contratti ad alta intensità di manodopera con il criterio del prezzo più basso. La qualità dei servizi prestati da soggetti privati terzi allo Stato e alle sue articolazioni locali deve costituire un parametro valido (nell’ambito del più generale processo di selezione) esattamente come la convenienza dell’offerta. Il corretto rapporto qualità/prezzo sarà determinato solo attraverso un’analisi imparziale dei preventivi disponibili rispetto a lavori e opere similari commissionate da soggetti privati per fini assimilabili a quello dello Stato appaltante (stima da ottenere mediante consulenze mirate, la cui richiesta deve essere motivata di volta in volta). Inoltre, occorre riformulare l’essenza stessa delle centrali di spesa, ripristinando il controllo dell’amministrazione centrale sui singoli contratti di fornitura in essere e sui progetti di investimento, anche nell’ottica di contrasto alle mafie (vedi strategia NSA).
Il processo di efficientamento non può non passare per una complessiva revisione delle competenze distribuite tra Stato centrale ed enti locali. Per questo argomento si rimanda al modulo Demos.
Occorre inoltre rafforzare la catena di collegamento tra la Corte dei Conti e le unità di certificazione e validazione degli enti locali, nonché di controllo contabile o audit, al fine di produrre un’accurata “fotografia” della situazione economico-patrimoniale dei singoli enti, sempre in ottica di revisione ed efficientamento della spesa. Per questo, è convinzione degli Aurei che si debba procedere alla creazione di uffici di Internal Audit che riferiscano direttamente alla Ragioneria Generale dello Stato. Nel caso siano rilevate evidenti difformità di spesa rispetto alla natura degli investimenti e delle spese segnalate, si dovrà procedere con il commissariamento del tale ente locale o agenzia o società di diritto pubblico.
Per quanto riguarda l’efficientamento delle procedure burocratiche che riguardano le fasi di accesso, istruttoria e attuazione dei progetti di investimento, nonchè il rilascio delle certificazioni atte ad attestare ad esempio la cantierabilità o la conformità delle opere e dei lavori alla normativa ambientale, si rimanda alle proposte formulate nel modulo Demos.
[1] A New Indicator to Implement Effective Spending Review Policies in the Public Procurement for Standardized Goods, De Leverano, Susmita 2023