Enkai: Izard
“Il canto di Reiwyn è il canto di Maria e Atossa, di tutte le madri che morirebbero un milione di volte per salvare un milione di volte ciò a cui diedero la vita. Quando tutto è perduto e si giunge al Meridiano Oscuro, allora l’Ontos dell’uomo raggiunge il suo vertice e si manifesta pienamente.”
Chi cessa di volere, vuole il nulla.
Gli Aurei abbracciano in pieno la teoria del limitarianesimo, adattando le sue nozioni di base alla formazione della classe Vethor e della classe Vergathos. La corrente limitariana può farsi risalire alle lezioni del professor Adler della Columbia University di New York, il quale nel 1880 propose di inserire un’aliquota unica (ossia un prelievo fiscale totale, al 100%) sui redditi (e non quindi sui patrimoni), introducendo un tetto massimo all’accumulo di ricchezza (e quindi al dogma fondamentale del capitalismo) sulla quota eccedente “ciò che è ampiamente sufficiente per tutte le comodità e i veri arricchimenti della vita”. Il professor Adler, uno fra i molti precursori degli Aurei che hanno contribuito alla formazione di idee e correnti nuove del pensiero, nel momento stesso in cui espose questa tesi divenne nemico del mondo. L’accumulo di ricchezza, ossia la valorizzazione dei talenti e delle competenze costruite su questi, è infatti al centro del Sistema siartico, poiché decisivo elemento di divisione tra gli individui. La ricchezza, come è stato esposto nel volume I, funge da unità di misura del presunto valore dell’individuo, determina il suo rango sociale e le dimensioni dell’insieme di possibilità (determinato dalle facoltà di spesa) che ad esso sono associate. Il vecchio mondo ha occultato accuratamente ogni proposta limitariana successiva, facendo credere alle masse che in nessun tipo di società si è mai realizzato un blocco, introdotto un tetto davvero efficiente contro l’accumulo indiscriminato di ricchezza. Eppure, guardando allo scenario del capitalismo occidentale del XX secolo, persino un presidente degli USA (Paese culla del capitalismo più estremo e privo di regole) come Franklin Delano Roosevelt arrivò a proporre un’aliquota fiscale del 100% per la quota di reddito da lavoro che superava i 25.000 dollari al mese dell’epoca. Sebbene tale proposta non venne mai realizzata, le aliquote fiscali massime almeno fino agli anni Sessanta del secolo scorso negli USA si attestarono su soglie molto elevate, addirittura oltre il 91%.
Una simile redistribuzione del carico fiscale sarebbe un’autentica Rivoluzione. Essa comporterebbe non solo la possibilità per lo Stato Solmos di attuare la doverosa ed essenziale missione di redistribuzione della ricchezza a livello della singola nazione, ma consentirebbe di ridurre al minimo le imposte indirette (come le imposte sul valore o le accise) che gravano in misura spropositata sui redditi più bassi.
I principi del limitarianesimo in teoria dovrebbero trovare la piena adesione delle masse, poiché esse risentono degli effetti della concentrazione della ricchezza a favore di gruppi ristrettissimi di cittadini. Eppure, ciò non avviene. Le cause di ciò sono da ricercarsi nella potentissima opera di manipolazione dei tempi, che, con l’ausilio di tutte le classi dirigenti del pianeta, inducono il cittadino a credere che l’accumulo di ricchezza è alla portata di ciascuno, che il sistema economico non pone ostacoli alla libera iniziativa economica e che tutti in teoria possono arricchirsi immettendo nei mercati idee nuove, prodotti nuovi, servizi nuovi, persino immagini e simboli nuovi. Ma il vento che sancisce la distruzione creativa schumpeteriana è qualcosa di molto più elitario di quanto si immagini: vi sono edifici del capitalismo più resistenti di altri, più difesi dal sistema e che divengono con il passare del tempo così grandi da essere virtualmente non fallibili. Il sistema siartico nella prassi è quanto di più iniquo possa esistere: per un cittadino che riesce a raggiungere il vertice della piramide di Maslow sfruttando le sue abilità, altri 999 vengono gettati giù e sorreggono con il loro lavoro malpagato e dai ritmi e dai modi alienanti il successo del vincitore. Diversi sono infatti i punti di partenza, diverse le prospettive che si aprono a seconda della disponibilità di ricchezza (cioè, rispetto all’accesso al capitale ereditario), così come sono diversi i percorsi di apprendimento e di maturazione di ciascuno; tali percorsi risultano decisivi nella corsa industriale e commerciale alla posizione di leader o di pioniere e di fatto costituiscono barriere fortissime alla libera competizione economica.
Sul livello di disuguaglianza di ricchezza vi sono numerosissimi studi e moltissime statistiche. Tale fenomeno è più accentuato negli USA, ma, poiché i trend globali sono fissati dalla siarte che si irradia dal Paese culturalmente e simbolicamente più forte, le tendenze temporali sono giunte anche in Europa e l’Italia, come tutti gli Stati europei, non è certamente immune dallo spostamento impressionante ed estremamente rapido della ricchezza verso i ceti più alti. La velocità di accumulo di ricchezza è stata influenzata in modo decisivo sia dall’ascesa delle politiche ultraliberiste (applicate dalla maggior parti delle economie più forti del pianeta e sempre più interconnesse) sia dall’ingresso, parallelo rispetto alle dinamiche dei mercati, di numerosi moltiplicatori di ricchezza del tutto divisi dai meccanismi della domanda e dell’offerta. Internet ed i mercati finanziari, ad esempio, sono caratteristici moltiplicatori della ricchezza all’interno dei sistemi capitalistici dematerializzati: la rete offre l’accesso a mercati virtuali, con la possibilità di negoziare beni e servizi che sono in divenire o addirittura virtuali, mentre i mercati costruiscono a partire da investimenti tangibili capitali costituiti dalla cartolarizzazione dei primi e dalla successiva propensione alla scommessa dei risparmiatori, delle società a capitale di rischio, dei fondi di investimento e degli investitori privati.
A questo punto, appare però fondamentale precisare la ratio aurea che sancisce il principio del Neolimitarianesimo o quello che nella lingua Graalser si definisce Izard. Il limitarianesimo, così come è stato concepito da politologi e accademici, trae la sua giustificazione teorica dal rapporto che sussiste tra disponibilità economiche e politica nelle democrazie rappresentative occidentali. Secondo la dottrina originale, occorre imporre un limite all’accumulo di ricchezza individuale non perché l’eccesso di ricchezza è in sé un vizio che corrompe la società nel suo insieme, ma perché i cittadini abbienti hanno facoltà superiori (rispetto ai ceti medi e a quelli bassi) di influenzare la politica e i processi decisionali che da essa derivano in senso contrario alla teoria della giustizia rawlsiana, confluita nell’Equilibrium e ulteriormente adattata ed espansa per poter offrire uno scudo e una spada ai cittadini abbandonati dallo Stato. Ma si deve precisare che la società del popolo ireneo basa la sua stessa esistenza sul bilanciamento dello scopo Royan e dello scopo Enerth. Pertanto, l’accumulo di ricchezza e dunque il passivo e infruttifero accaparramento di possibilità in divenire da parte di pochi soggetti, deve essere controbilanciato dall’esigenza imprescindibile di garantire la Pax del Sole d’oro, che si basa sull’uguaglianza delle opportunità e sulla solidarietà della comunità. Non si può mettere un limite al desiderio, ma non si può neppure permettere la distribuzione diseguale di ricchezza che permetta a pochi di accatastare possibilità senza mai usarle. I detentori del capitale, infatti, hanno già quanto basta al singolo essere umano per realizzare virtualmente ogni aspettativa ed eliminare gli ostacoli materiali al perseguimento dell’obiettivo preposto. La via Aurea si spinge molto oltre l’angusta visione di un limtarianesimo puramente di carattere politico, fondando il Neolimitarianesimo sull’Aedes, il Bene Superiore che guida i passi della civiltà del Sole.
I metodi per spingere il consesso umano a riparametrare la dotazione individuale di ricchezza noti: nei moduli precedenti si è infatti trattato della tassazione delle rendite finanziarie, dell’evasione e dei tax havens, mentre si avrà ancora modo di trattare di un nuovo modo di concepire la circolazione del capitale, nonché della formulazione di una corretta imposta patrimoniale e degli stimoli da introdurre al fine di impedire la tesaurizzazione infruttifera del risparmio. Ma ciò che importa in questa sede, è stabilire il limite massimo di accumulo di ricchezza e i risvolti agenetici di una tale impostazione di programmazione economica, tenendo conto delle posizioni politiche sul tema già esposte nel volume I.
In questo contesto, occorre anche sottolineare come l’attuazione dei principi del Neolimitarianesimo debba tenere conto della possibilità concreta ed estremamente probabile di un’accelerazione della fuga dei capitali verso Paesi esteri. Ed anche se i tentativi di porre un freno all’accumulo indiscriminato di ricchezza (nocivo in termini di benessere sociale) fossero coordinati a livello europeo, resterebbero aperte, con riferimento a tutti gli altri Paesi extraeuropei, le opzioni fin qui esposte che consentirebbero loro di aggirare ogni ulteriore prelievo di ricchezza a fini redistributivi. Tuttavia, resta valido il principio che in ciascun contesto nazionale bisogna avere il coraggio agenetico di sopravanzare le esitazioni legate al cd. timore del pioniere. Il Paese pioniere, infatti (che nel disegno Aureo sarà auspicabilmente la stessa Italia), assume su di sé la responsabilità dei primi tentativi di limitazione della ricchezza, implementando le norme ad hoc e potenziando, in termini di efficacia ed efficienza, i controlli fiscali e patrimoniali necessari per assicurarsi che le leggi stesse non siano misere tigri di carta. Se è vero che ciò contribuirà nel breve periodo a un ulteriore spostamento dei patrimoni verso sedi estere (o anche ad una moltiplicazione di fasulli intestatari di una frazione del patrimonio originale, così da aggirare i limiti previsti sfruttando la sicurezza dei legami familiari), lo Stato Solmos nel medio periodo disporrà di mezzi sempre più cospicui per finanziare i propri fondamentali investimenti infrastrutturali, migliorare il rendimento ed abbassare i costi delle opere pubbliche in cantiere, sussidiare adeguatamente (come si vedrà nel modulo successivo) le frange più povere ed esposte alle crisi economiche della popolazione e così via.
Altresì, occorre ribadire che porre un limite all’accumulo di ricchezza non vuol dire introdurre uno strumento dissuasivo, con riferimento alla protezione della libera concorrenza e della libertà dei mercati. Nel Nuovo mondo, infatti, la macchina che produce ricchezza non sarà distrutta o disattivata, ma semplicemente ricalibrata così che la maggioranza della popolazione, per il tramite del Solmos, possa godere dei suoi frutti. È importante sottolineare che le leggi in vigore non intaccheranno i processi di generazione di ricchezza (quantomeno quelli che si fondano sull’economia reale, escludendo dunque tutte le dinamiche legate alla speculazione finanziaria), ma monitoreranno, a valle dell’accumulo progressivo di disponibilità liquide (escludendo per le ragioni di funzionamento delle unità produttive ad esempio le immobilizzazioni materiali e immateriali, con riferimento alle persone giuridiche), costantemente e ad intervalli regolari la loro quantità, per poi calcolare la quota redistributiva unitaria da applicare ai singoli soggetti. Tale quota deve essere ultra-progressiva, ragionevole, non definita attraverso piani fissati di volta in volta, ma bensì improntata ad assoluta stabilità e certezza delle regole. Solo così le persone fisiche e soprattutto le persone giuridiche potranno tarare le loro strategie aziendali sulla base sicura, e auspicabilmente sempre uguale a se stessa (salvo piccoli assestamenti periodici), del prelievo fiscale totale sui redditi da lavoro e sulle rendite finanziarie che oltrepassino la soglia stabilita. Ciò comporta la necessità fondamentale di rendere il Neolimitarianesimo, fin dalla primissima implementazione dei suoi principi, universalistico, proibendo con regole severe il sorgere di gruppi di interesse in grado di porsi al di fuori dal perimetro del prelievo a fini redistributivi. In altre parole, l’Izard non conosce confini di carattere corporativo, pur salvando il laissez faire e i principi di cooperazione internazionale sul libero mercato (ma solo nel caso le parti rispettino integralmente le regole condivise).
Ma il Neolimitarianesimo aureo, declinato nell’Izard, porta con sé anche un altro aspetto fondamentale sconosciuto alla dottrina originale: si tratta della lotta serrata contro lo sperpero di risorse e ogni forma di eccesso Su questo occorre sgombrare il campo da dubbi: il vecchio mondo, nel tempo presente, è condotto alla rovina da servi della siarte che basano il loro controllo sull’uso folle e sconsiderato delle risorse disponibili. Poiché, infatti, manca un limite certo e definito dallo Stato per quanto concerne la disponibilità di ricchezza, viene meno anche qualsiasi tipo di freno all’uso non ottimale delle risorse economiche disponibili. Come esplicitato nel volume I, lo Stato Solmos ha come dovere imprescindibile quello di porsi come supremo equilibratore delle parti. In tal senso, il consumo di energia, di scorte alimentari, di acqua potabile, di farmaci etc. rientra nella sua sfera di azione nella misura in cui l’abuso di una piccola parte dei cittadini delle proprie dotazioni di denaro rende impossibile l’equo approvvigionamento delle risorse al resto della cittadinanza. E se si considera l’intera popolazione umana, come è convinzione dei Sun Knights, il popolo ireneo, è evidente che ogni singolo Stato Solmos deve intervenire per favorire la corretta allocazione delle risorse Ciò dà vita ad un sottoprogramma agenetico estremamente preciso: i beni pubblici devono essere di proprietà dello Stato e nel caso non lo siano nazionalizzati; requisizioni ed espropri a corrispettivi di mercato ridotti devono essere possibili con strumenti legislativi adeguati, nel caso in cui una parte della popolazione sconti una grave carenza di risorse; occorre imporre un freno all’estensione delle grandi proprietà immobiliari, se necessario scorporandole (come si si fa con il patrimonio delle aziende monopolistiche ); parimenti, nell’ottica della salvaguardia di Gaia, bisogna limitare l’uso e il numero dei mezzi di trasporto più inquinanti, la cementificazione massiva nelle aree protette e in quelle dove vi è un’elevata densità abitativa e così via. Il limite va fissato con riferimento a una lunga serie di condotte, praticate abitualmente dai ceti abbienti composti da membri dell’oltre-popolo ma anche talora da entrambi i popoli sotto forma di piccoli eccessi, che manifestano però effetti devastanti quando praticati dalla collettività nel suo insieme[1]. Lo sperpero di risorse, siano esse alimentari, idriche, di materie prime o di fonti energetiche, rientra a pieno titolo nel novero di ciò che deve essere limitato, più che con singole leggi con un corpus normativo che vada a offrire garanzie ai cittadini sulla base di apposite tabelle di proporzionalità. Ciò, come detto, condurrà inevitabilmente a una certa riduzione degli investimenti per quanto attiene le categorie di beni di lusso, ma di converso aumenterà esponenzialmente i consumi e rivitalizzerà il credito. Il mondo dell’equità è il magnifico futuro dove le Persone X esercitano le loro Volontà per superare i propri limiti e autolimitano se stesse per garantire a ciascuno l’opportunità di farlo, nel nome di Reiwor e Reiwa.
[1] Si pensi al solo immenso spreco d’acqua dolce in un pianeta che attraversa una fase calda a causa dell’espansione antropica