Endimion? E’ come vorrei che gli altri si comportassero con me, ossia come mi comporterei io con loro. Non perchè sono migliore degli altri, ma perché ho conosciuto il dolore e non desidero arrecarne ai miei fratelli.
Il discorso di Sen, architrave di Althyssia, dalle Cronache Auree, Capitolo X
La sistemazione della componente Anaryon non può prescindere, come osservato in precedenza, da una generale revisone del sistema di regolamentazione dei mercati, delle Borse valori di tutto il mondo e del sistema bancario internazionale.
Per quanto attiene i mercati in se e per sè, l’azione degli Aurei deve essere improntata a garantirne il loro regolare funzionamento sulla base di alcuni criteri specifici:
- Un mercato di beni e risorse dove non conta raggiungere l’ottimo paretiano ma l’ottimo aureo deve garantire al minor prezzo possibile l’afflusso di prodotti e servizi in qualunque circostanza, a prescindere cioè da eventi esterni imprevisti come lo scoppio di conflitti, l’insorgere di carestie, la distruzione dei magazzini, il blocco temporaneo delle catene logistiche etc. Per garantire ciò, come dimostra la Storia, sarebbe vano anche solo il credere che l’imposizione di un calmiere dei prezzi a livello globale possa garantire il minimo prezzo possibile per una merce o per un servizio, ossia il prezzo in grado di pareggiare il costo marginale. Il meccanismo del margine progressivo di filiera deve essere mantenuto, così come la suddivisione globale delle catene del valore. E’ imperativo inoltre mantenere le premesse del libero mercato mondiale imposte dal cd. Washington Consensus all’inizio del secolo, ossia: abbattere le barriere doganali e imporre penalità multilaterali ai Paesi inadempienti, evitando guerre doganali combattute tramite il meccanismo dell’innalzamento dei dazi di importazione. Ciò che va modificato è però in primis il surplus di valore (Izard) generato dall’Ergon dei lavoratori appartenenti a ciascuna parte della filiera. Per garantire equità, poiché solo nell’ultima sezione della filiera permane il surplus di valore generato, ossia in quella che detiene i brevetti e le proprietà intellettuali sui beni e sui servizi offerti, oltre che il controllo sulle modalità di distribuzione dell’offerta (è il caso delle multinazionali che gestiscono i mercati digitali, potendo accedere in tempo reale alle preferenze dei clienti e a numerose informazioni accessorie e dati riservati). Una filiera globale che si rispetti deve eliminare le barriere che si frappongono alla perfetta parità del Nord e del Sud del mondo: questa è per l’appunto una delle premesse fondamentali all’avverarsi dell’Enkai, ossia la redistribuzione naturale e progressiva della ricchezza globale dalle fasce più alte della piramide a quelle intermedie e inferiori. Per garantire questo obiettivo fondamentale, occorre legiferare tenendo conto anche degli obiettivi ESG: la filiera deve trattenere parte della ricchezza generata dal surplus e investire parte di quel profitto al suo interno per limitare l’impatto che essa genera sulle filiere parallele e gli effetti esogeni della stessa produzione (si pensi ai danni causati all’ambiente, argomento che sarà trattato più diffusamente nel modulo Artemis). Nel concreto, e guardando al solo caso italiano, per un Paese appartenente all’Unione Europea le cui imprese abbiano il proprio quartier generale operativo (e quindi non la sede fiscale o legale, ma l’effettivo cervello direzionale dell’organizzazione) all’interno di quel Paese stesso e/o abbiano una proprietà riconducibile a imprenditori delle medesima nazionalità o allo Stato stesso, si rende necessario regolamentarne l’attività all’estero, uniformando la condotta della proprietà al di fuori dei confini giurisdizionali dello Stato di riferimento. L’esempio classico è quello dell’agricoltura: le multinazionali del settore comprano a prezzi estremamente più bassi di quelli praticati in patria la materia prima dai Paesi in via di sviluppo, per poi aggiungere il margine progressivo ad ogni tappa successiva della lavorazione prevista per arrivare al prodotto finito. L’obiettivo è quello di uniformare, imponendo se necessario contro sanzioni alle imprese inadempienti. Tuttavia, poiché è sempre possibile per l’impresa che segue le regole del mercato globale abbassare ulteriormente i costi di produzione intervenendo sui costi del lavoro (abbassando cioè questi ultimi tramite l’introduzione della semi o della totale automazione all’interno della fabbrica 4.0 e 5.0 – se si considera il ruolo dell’intelligenza artificiale nel ciclo produttivo -) oppure abbattendo il ricarico fiscale tramite il trasferimento della sede fiscale presso Paesi a fiscalità agevolata, occorrerà contribuire al negoziato comune europeo al fine di introdurre regole comuni tese quantomeno a garantire una politica condivisa per le grandi imprese riconducibili ai Paesi UE.