Anche tu riposi, saggio avo di bianco vestito, nella sabbia del deserto incantato, dove una sterminata foresta di tombe cadenti e livide croci attendono il sacro risveglio. E per cosa vivesti, per quale fine fosti, a quale luce ora ritorni?
Ti incamminasti per incontrare Colei che dà misura e forma al sogno del deserto.
O Pace, figlia dell’Uomo, padrona dell’Elisio! Il tuo nome è il nome dei giusti e dei malvagi, dei crudeli e dei pii, dei superbi e degli umili. A te vanno le preghiere dell’ontano, della quercia, del salice e del ginepro; a te si rivolgono la volpe, il leone e l’agnello; così le vaste foreste, le colline pietrose, i mari ed i ghiacci di Borea e Poseidone, la tundra e la taiga, la dolce conifera, il mite cipresso, la macchia dorata che rifulge nel verde baleno. Dove porgi la mano, la terra arida è nuovamente feconda e il pastore che suona lo zufolo dall’alto del colle pascola gli armenti felice, perché il cane ed il lupo, fieri nemici, nel tuo abbraccio si sono ritrovati.
O Pace, astro divino! Ovunque è il tuo regno, a te ogni diritto sul nulla e sul tutto! Dove posi il tuo sguardo, sgorga la linfa del Grande Albero e cantano gli Aurei la gloria di Althissya, Redas il Giorno del Vero Sole. O Pace, sotto il suo sguardo si compie l’ultimo raduno delle dodici tigri, la Götterdämmerung, il Crepuscolo della prosperità senza fine. Nel giubilo del Creato tutto risani, ciò che l’uomo creò e disfece, quel che amò e che scartò, la vetta e l’abisso, il piccolo ed il grande, l’oro e la pirite. Tutto ti appartiene: forma, materia, idea, sostanza. Quanti i tuoi monumenti, quanti i tuoi trionfi: in ogni città risiede la tua potenza e la tua fama, dove si tiene l’assemblea dell’alveare infinito! Dove tu regni non vi è contesa, poiché ciascuno riempie il sacello del tesoro più caro e la presenza del prossimo nostro è l’unico dono del cielo.
O Pace, questo è ciò che in te vedono i santi del Sole divino. Nel tempo della guerra e del gelo, nel tempo del sangue e del bianco fuoco, in estasi i viaggiatori per te si misero in cammino, accessi dalla passione che in te tempera la follia. Piccola era la compagnia quando partì per l’avventura eterna, amici e compagni dell’Eterìa che tutto unisce. Il pellegrino bianco guidava i Reisender con il bastone di avorio, il cavaliere verde ed il blu con il loro valore proteggevano i diadochi dell’Armonia. Il giovane Diurno si unì ai cacciatori di sogni, un cucciolo d’eroe bambino. Cantava e marciava il corteo degli dei mortali e ciascuno desiderava aiutare, portare sulle spalle gli afflitti, tendere la mano agli esclusi, dare conforto e riparo al vecchio stanco e al giovane orfanello, proteggere gli inermi, riparare, forgiare, costruire, sanare. La compagnia si muoveva seguendo il Radius: l’aletiometro segnava il cammino.
Gli Aurei, in ginocchio dinanzi all’umile Trono, udirono il tuo imeneo e piansero per il tuo messaggio, poiché nella tua ricerca stava il fine e la gioia: e il giovane ed il vecchio Francois cantavano della tolleranza, Immanuel dei cosmopoliti, Dietrich del fare divino nel mondo dei giusti e tutti gli amici dell’allegra brigata conversavano a. Ciascuno diceva: il tempo non ci vincerà, le menzogne non ci fermeranno, nessun ostacolo può fermare la Dea. Lei è con noi, ci chiama impaziente: tanto basta agli uomini di buona volontà.
Così, spinti da questo ardore, i cercatori scalarono i pendii scoscesi e gli altipiani remoti, guadarono fiumi che scorrevano impetuosi, attraversarono il solo oceano che un tempo cingeva il Gondwana. O Pace, musa di eterea bellezza, a te il tempio che è la felicità del prossimo, a te l’incanto nel giorno più triste, a te le risa gioiose e l’estasi pura.
Ma l’Estate dell’uomo non è eterna. Venne infine l’autunno e poi, non inaspettato, lo spietato inverno.
Pian piano il tempo vi prese, fratelli, e altre croci si aggiunsero dove l’ancella dalle bionde chiome alle anime addormentate narrò delle vostre peripezie. Anche tu, Mithrandir, amico dei giusti, pellegrino bianco, che con il bastone tastavi il terreno e dicevi “Nella terra vi è il buono ed il giusto, nelle persone un buono infinito” ora riposi in una bara di rovere, mentre il tuo spirito al fine è giunto presso la sposa celeste.
O Pace, dona il tuo conforto a chi risiede presso i due mondi uniti! Qui e là, sorgi possente, appari maestosa e proteggi i tuoi Aurei, ascolta la loro preghiera.
Ogni uomo ti ama, ogni uomo è con te.
Per colui che è andato e colui che sarà, il compito resta immutato.